Image: Theme 'Peace and Violence' by Pancho

Violenza: concetti ed esempi

Che cosa è la violenza?

La violenza è un concetto complesso. È spesso intesa come l’uso o la minaccia della forza, che può provocare lesioni, danni, privazioni o persino la morte. Può essere fisica, verbale o psicologica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la violenza come “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, rivolto contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che produca, o sia molto probabile che possa produrre, lesioni fisiche, morte, danni psicologici, danni allo sviluppo o privazioni”.1 Questa definizione enfatizza l’intenzionalità, e amplia il concetto per includere atti provocati da relazioni di potere.

8 milioni di armi leggere vengono prodotte ogni anno
2 proiettili vengono prodotti ogni anno per ogni persona sul pianeta
2 persone su 3 uccise dalla violenza delle armi muoiono in paesi “in pace”
10 persone sono ferite per ogni persona uccisa dalla violenza delle armi
Stime da www.controlarms.org

Una comprensione più ampia della violenza include non solo quella “comportamentale” diretta, ma anche la violenza strutturale, che spesso è inconscia. La violenza strutturale deriva da strutture sociali ed economiche ingiuste e inique e si manifesta, per esempio, nella povertà e nelle privazioni di ogni tipo.

Le forme di violenza possono essere classificate in molti modi. Una classificazione del genere include:

  • violenza diretta, per esempio, violenza fisica o del comportamento, come guerra, bullismo, violenza domestica, emarginazione o tortura
  • violenza strutturale, ad esempio, povertà e privazione delle risorse basilari e di accesso ai diritti; sistemi oppressivi che rendono schiavi, intimidiscono e abusano dei dissidenti, come dei poveri, degli impotenti e degli emarginati;
  • violenza culturale, ad esempio, la svalutazione e distruzione di particolari identità umane e stili di vita, la violenza del sessismo, dell’etnocentrismo, del razzismo e delle ideologie coloniali, e di altre forme di esclusione morale che giustificano l’aggressione, il dominio, la disuguaglianza e l’oppressione

Domanda: La violenza diretta, quella strutturale e/o culturale sono presenti nella vostra comunità? In che modo?

Le violazioni dei diritti umani di oggi sono le cause dei conflitti di domani.
Mary Robinson

La violenza nel mondo

Ogni anno, oltre 1,6 milioni di persone in tutto il mondo perdono la loro vita a causa della violenza. Per ogni persona che muore come conseguenza della violenza, molte altre sono ferite e soffrono di una serie di problemi di salute fisica, sessuale, riproduttiva e mentale. La violenza grava enormemente sulle economie nazionali, sull’assistenza sanitaria, sulle forze dell’ordine e sulla perdita di produttività.
Organizzazione mondiale della sanità2

Le forme di violenza strutturali e culturali sono spesso profondamente impregnate nelle società fino al punto di essere percepite come intrinseche. Questo tipo di violenza dura più a lungo, avendo quindi conseguenze simili alla violenza diretta o, in alcuni casi, addirittura portando gli oppressi ad usare la violenza diretta come risposta. Opportunità di istruzione più bassa in quartieri svantaggiati, accesso limitato alle attività di svago per gli stranieri, condizioni di lavoro deleterie in determinati settori di lavoro, e così via, sono atti di violenza strutturale e culturale che hanno un’influenza diretta sull’accesso delle persone ai propri diritti. Eppure, queste forme di violenza sono raramente riconosciute come violazioni dei diritti umani.
Di seguito sono riportati alcuni esempi sulle differenti forme di violenza in tutto il mondo. Queste non sono le uniche. Ulteriori informazioni sugli effetti dei conflitti armati si possono trovare in Guerra e Terrorismo e in varie altre sezioni di questo manuale.

Spese militari, commercio delle armi e violenza

La produzione e il commercio di armi e attrezzature militari è senza dubbio una della più grandi minacce alla pace, non da ultimo a causa delle dimensioni economiche, finanziarie e sociali della produzione di armi. La produzione e l’esportazione di armi sono spesso incentivate per motivi economici, con poca considerazione dell’impatto che queste hanno sulla pace e sulla sicurezza. Le spese militari mondiali stanno crescendo costantemente; nel 2014 il mondo ha speso circa 1776 miliardi di euro per il settore militare. Il database dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (Stockholm International Peace Research Insitute) mostra come nel 2014 gli USA siano coloro che spendono maggiormente (610 miliardi di euro), seguiti dalla Cina (216 miliardi di euro) e da tre paesi europei, la Russia (84 miliardi di euro), il Regno Unito (60 miliardi di euro) e la Francia (62 miliardi di euro). L’Europa ha una spesa complessiva di 386 miliardi di euro.

I dati di Overseas Development Institute (www.odi.org ), mostrano che potremmo fornire istruzione primaria e secondaria gratuita in tutti i paesi poveri del mondo con 32 miliardi di euro all’anno, che è una cifra inferiore alla spesa militare globale di una sola settimana.

Domanda: Quanto sende il vostro paese di residenza per la produzione e l'acquisto di armi ogni anno?

Secondo le stime dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo sviluppo (OECD) almeno 740.000 tra donne, uomini, giovani e bambini vengono uccisi ogni anno dalla violenza delle armi; la maggior parte delle persone colpite vive in povertà. La maggioranza delle uccisioni con le armi avviene al di fuori delle guerre, sebbene i conflitti armati continuino a generare un alto numero di morti. Inoltre, un numero enorme di persone viene ferito dalla violenza delle armi e a causa di ciò subisce sofferenze a lungo termine. Secondo Amnesty International, circa il 60% delle violazioni dei diritti umani documentate dall’organizzazione hanno coinvolto l’uso di piccole armi e attrezzature militari leggere.4

Il controllo del commercio delle armi

“Control Arms” è un’alleanza globale della società civile che si batte per un trattato legalmente vincolante che fermi il trasferimento di armi e munizioni. La campagna sottolinea che le normative nazionali hanno fallito nel tentativo di adattarsi alla crescente globalizzazione del commercio delle armi poiché diverse parti di queste sono prodotte in luoghi differenti e trasferiti in altri paesi per essere assemblate. Control Arms sta chiedendo un trattato “antiproiettile” sul commercio delle armi, che riterrebbe i governi responsabili per il commercio illegale di queste.
www.controlarms.org

Bullismo

Il bullismo è una forma di violenza interpersonale, colpisce i giovani e spesso non è considerata una vera e propria forma di violenza. Il bullismo rimanda a un comportamento aggressivo che si ripete e che intende ferire qualcuno. Può prendere la forma di un’aggressione fisica, psicologica o verbale. Può avere luogo in qualsiasi situazione in cui gli esseri umani interagiscono, che sia a scuola, sul posto di lavoro o in qualsiasi altro luogo sociale. Il bullismo può essere diretto, quando si affronta una persona faccia a faccia, o indiretto, quando si diffondono voci o si danneggia qualcuno su internet, per esempio. Sebbene sia difficile avere statistiche chiare, la ricerca mostra che il bullismo è un problema in crescita. Le vittime spesso non hanno il coraggio di parlarne, ed è quindi estremamente difficile identificare e sostenere le vittime di questa forma di violenza.

Le punizioni corporali sono legittime?

Le punizioni corporali sono le più diffuse forme di violenza contro i bambini e sono una violazione dei loro diritti umani. Nel passato, alcuni sostenevano che dare uno schiaffo fosse una forma innocua di punizione che consentiva ai genitori di educare i propri figli, mentre altri lo consideravano una forma violenta di punizione fisica. La campagna del Consiglio d'Europa “Raise Your Hand Against Smacking” (alza la mano contro lo schiaffo) ha provocato forti dibattiti negli stati membri e ha contrapposto i diritti umani a questa pratica..

Violenza basata sul genere

Ulteriori informazioni sul concetto di genere e sulla violenza di genere, possono essere trovate nella sezione sul Genere, nel capitolo 5, e nel manuale Geneder Matters, www.coe.int/compass

Mentre le società dominate dagli uomini spesso giustificano il possesso di armi di piccolo calibro con la presunta necessità di proteggere le donne vulnerabili, le donne in realtà rischiano un pericolo maggiore di violenza quando le loro famiglie e le loro comunità sono armate.
Barbara Frey6

La violenza di genere è una delle più frequenti forme di violenza strutturale e culturale. È presente in ogni società e le sue conseguenze colpiscono praticamente tutti gli esseri umani. Secondo l' UNFPA, la violenza di genere “riflette e rinforza le disuguaglianze tra uomini e donne e compromette salute, dignità, sicurezza e autonomia delle sue vittime. Comprende una vasta gamma di violazioni dei diritti umani, incluso l’abuso sessuale sui bambini, lo stupro, la violenza domestica, le aggressioni sessuali, le molestie, la tratta di donne e ragazze e diverse altre pratiche tradizionali pericolose. Ognuno di questi abusi può lasciare profonde cicatrici psicologiche, danneggiare la salute delle donne e ragazze in generale, incluso la loro salute riproduttiva e sessuale, e in alcuni casi, provocarne la morte”5.
La violenza di genere non deve necessariamente essere fisica. Infatti, i giovani subiscono molto la violenza verbale, specialmente indirizzata verso la comunità LGBT (giovane) e le ragazze.

Tutti hanno il diritto, individualmente ed in associazione con altri, di promuovere e lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale e internazionale.
Articolo 1 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Difensori dei Diritti Umani

Nelle situazioni di conflitto, le donne diventano particolarmente vulnerabili ed emergono nuove forme di violenza contro di loro. Queste possono essere varie, dagli stupri di massa alle aggressioni sessuali, dalle gravidanze forzate alla schiavitù sessuale. La polarizzazione dei ruoli di genere durante i conflitti armati è cresciuta, le donne vengono quindi viste come trofei di guerra e territori da conquistare.

Violenza contro i Difensori dei Diritti umani

Indagare, denunciare le violazioni dei diritti umani, sensibilizzare le persone e fare campagne per la giustizia può essere un lavoro pericoloso. I difensori dei diritti umani sono persone che, individualmente o assieme ad altri, promuovono e proteggono i diritti umani attraverso mezzi non violenti. A causa del loro lavoro, possono essere sottoposti a diversi tipi di violenza, comprese percosse, arresti o esecuzioni arbitrarie, tortura, minacce di morte, molestie, diffamazione, o restrizioni alla loro libertà di espressione e di associazione.
Nel 2000, le Nazioni Unite hanno istituito un Relatore Speciale la cui missione principale è sostenere l’applicazione della Dichiarazione sui Difensori dei diritti umani del 1998. La “protezione” dei difensori dei diritti umani include la protezione dei difensori stessi e il diritto alla difesa dei diritti umani. Il Relatore Speciale cerca, riceve, esamina e risponde alle notizie sulla situazione dei Difensori dei Diritti Umani, promuove l’effettiva attuazione della Dichiarazione e suggerisce strategie per proteggerli.7

Domanda: Quanto è possibile segnalare o denunciare liberamente e in modo sicuro un abuso o una violazione dei diritti umani nel vostro paese?

Se li osservi (i conflitti) e rimuovi i livelli superficiali di religione e politica, abbastanza spesso è una questione di tentativi di acceso alle risorse, tentativi di controllo di quelle risorse, e tentativi di decidere come quelle risorse devono essere suddivise.
Wangari Maathai

La battaglia per le risorse

Il possesso o il controllo di risorse naturali come acqua, terra coltivabile, olio minerale, metalli, gas naturale e così via hanno spesso alimentato violenti conflitti nel corso della storia. Si prevede che l’esaurimento di alcune risorse e la scarsità di altre, come l’acqua o i terreni seminativi, diventi sempre più diffuso a causa dei consumi e del cambiamento climatico. Questo può creare maggiori tensioni a livello regionale e internazionale, che potenzialmente possono portare a conflitti violenti.

Domanda: In che modo il vostro paese partecipa alla competizione per le risorse limitate?

Pace, sicurezza umana e diritti umani

Guerra e violenza inevitabilmente comportano la negazione dei diritti umani. Costruire una cultura dei diritti umani è una pre-condizione per raggiungere uno stato di pace. Una pace sostenibile e duratura e la sicurezza possono essere raggiunte solo quando tutti i diritti umani saranno rispettati. Costruire e mantenere una cultura di pace è una sfida condivisa per l’umanità.

Che cosa è la pace?

Una cultura della pace sarà raggiunta quando i cittadini del mondo comprenderanno i problemi globali, avranno le competenze per risolvere i conflitti e le battaglie per la giustizia in modo non violento, vivranno secondo gli standard internazionali dei diritti umani e dell’equità, apprezzeranno la diversità culturale e rispetteranno la Terra e gli altri essere umani. Questo insegnamento può essere raggiunto soltanto con un’educazione sistematica per la pace.
Campagna Globale per Educazione alla Pace della Conferenza della Pace dell’Aia.

FIAN è un’organizzazione internazionale per i diritti umani che ha sostenuto il diritto al cibo.
www.fian.org

La dichiarazione della campagna di cui sopra offre una più ampia comprensione della pace: pace significa non soltanto la mancanza di conflitti violenti, ma anche la presenza di giustizia ed equità, così come il rispetto dei diritti umani e della Terra.
Johan Galtung, un rinomato studioso e ricercatore norvegese, ha definito due aspetti della pace. Pace “negativa” significa che non c’è guerra, non ci sono conflitti violenti tra o all’interno di stati. Pace “positiva” significa che non c’è guerra o conflitto violento, ma è un aspetto associato a una situazione in cui c’è equità, giustizia e sviluppo. L’assenza di guerra, di per se stessa, non garantisce che le persone non soffrano di violenza psicologica, repressione, ingiustizia e di mancanza di accesso ai diritti umani. Dunque, la pace non può essere definita solo dal concetto di pace negativa.

Il concetto di pace ha anche un’importante dimensione culturale. Tradizionalmente, per molte persone del “mondo occidentale”, la pace è generalmente concepita come una condizione esterna, mentre, in altre culture, ha anche a che fare con una pace interiore (pace nelle nostre menti e nei nostri cuori). Nella tradizione Maya, per esempio, la pace si riferisce al concetto di benessere; è legato all’idea di un equilibrio perfetto tra i diversi settori delle nostre vite. La pace, quindi, deve essere vista sia come una serie di processi, sia interni che esterni, che ci riguardano.

Sicurezza umana

Un concetto strettamente collegato alla pace e alla violenza è quello della sicurezza umana, che riconosce le relazioni esistenti tra la violenza e le privazioni di ogni tipo. Riguarda la protezione di individui e comunità sia dalle minacce dirette della violenza fisica, sia da quelle indirette che derivano dalla povertà e da altre forme di disuguaglianze sociali, economiche o politiche, così come da disastri naturali e malattie. Un paese può non trovarsi sotto minaccia di un attacco esterno o di un conflitto interno ma essere comunque insicuro se, per esempio, non ha la capacità di mantenere lo stato di diritto, se larga parte della popolazione è sfollata a causa delle carestie o decimata dalle malattie, o se i suoi abitanti non hanno i beni di prima necessità per sopravvivere e per usufruire dei propri diritti umani.

La sicurezza umana promuove i diritti umani perché affronta situazioni che li minacciano gravemente e sostiene lo sviluppo di sistemi che diano alla gente gli elementi costitutivi della sopravvivenza, della dignità e delle libertà essenziali: libertà dal bisogno, libertà dalla paura e libertà di agire per proprio conto. Usa due strategie generali per realizzare ciò: protezione e empowerment. La protezione fa da scudo alle persone contro i pericoli diretti, ma cerca anche di sviluppare normative, processi e istituzioni che mantengano la sicurezza. L’empowerment permette alle persone di sviluppare il loro potenziale e divenire partecipanti a pieno titolo nel processo decisionale. Protezione ed empowerment si rafforzano a vicenda e sono entrambi necessari.

Domanda: In che modo l'insicurezza colpisce i giovani con cui lavorate?

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) adottati nel 2015 dalla Nazioni Unite riconoscono l’importante ruolo della sicurezza per lo sviluppo. L’obiettivo n16, a volte abbreviato in “Pace e Giustizia” afferma di “promuovere società pacifiche ed inclusive ai fini dello sviluppo sostenibile, fornire accesso universale alla giustizia e costruire istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli”. Ci sono 10 traguardi, per esempio il 16.1, ridurre ogni forma di violenza, 16.2 mettere fine all’abuso e a tutte le forme di violenza e tortura sui bambini. La lista completa dei traguardi si trova nella sezione “ulteriori informazioni” dell’attività “Di quanto abbiamo bisogno?”.

I collegamenti tra l’obiettivo di sviluppo sostenibile 16 e i diritti umani sono:

  • Diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona [DUDU art. 3; ICCPR arts. 6(1), 9(1);
  • ICPED art. 1] inclusa la libertà dalla tortura [DUDU art. 5; ICCPR art. 7; CAT art. 2; CRC art. 37(a)]
  • Protezione dei bambini da ogni forma di violenza, abuso o sfruttamento [CRC arts. 19, 37(a)), including trafficking (CRC arts. 34-36; CRC–OP1)]
  • Diretto all'accesso alla giustizia e a un equo processo [DUDU arts. 8, 10; ICCPR arts. 2(3), 14-15; CEDAW art. 2(c)]
  • Dirirtto alla personalità giuridica [DUDU art. 6; ICCPR art. 16; CRPD art. 12]
  • Diritto alla partecipazione al governo del proprio paese [DUDU art. 21; ICCPR art. 25]
  • Diritto di accesso alle informazioni [DUDU art. 19; ICCPR art. 19(1)] (www.ohchr.org)
La pace come diritto dell'uomo

La pace è il modo di vivere insieme affinché tutti i membri della società possano godere dei propri diritti umani. È un elemento essenziale perché la fruizione di tutti i diritti umani sia resa possibile. La pace è il prodotto dei diritti umani: più una società promuove, protegge e soddisfa i diritti umani della sua gente, maggiori saranno le sue possibilità di tenere a freno la violenza e di risolvere pacificamene i conflitti.
In ogni modo, la pace stessa è sempre più riconosciuta come un diritto dell’uomo, come uno emergente o facente parte dei cosiddetti diritti di solidarietà.

La non violenza è la suprema legge di vita.
Proverbio indiano

Tutti popoli devono avere il diritto alla pace e alla sicurezza nazionale ed internazionale.
Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, Articolo 23

La connessione tra i diritti umani internazionali e il diritto alla pace è molto forte, in particolare perché l’assenza di pace porta a così tante violazioni dei diritti umani.
La DUDU riconosce, per esempio, il diritto alla sicurezza e alla libertà (articolo 3); vieta la tortura, trattamenti o punizioni inumane o degradanti (articolo 5), e richiama un ordine internazionale in cui diritti e libertà enunciate nella dichiarazione possano essere completamente realizzate (articolo 28). La Convenzione Internazionale sui Diritti Civici e Politici vieta la propaganda a favore della guerra così come “qualsiasi appello all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza (articolo 20). Il diritto alla pace è anche codificato in alcuni documenti regionali come la Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli e la Carta Asiatica dei diritti dell’uomo. La creazione del Consiglio Europeo stesso è basata sulla convinzione che “il perseguimento della pace basato sulla giustizia e sulla cooperazione internazionale è fondamentale per preservare la società umana e la civiltà”.

Il diritto alla pace nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite

“Il Consiglio per i Diritti Umani…
1.  Ribadisce che i popoli del nostro pianeta hanno un sacro diritto alla pace;
2.  Ribadisce inoltre che la salvaguardia del diritto dei popoli alla pace e la promozione della sua applicazione costituiscono un obbligo fondamentale di tutti gli stati;
3.  Sottolinea l’importanza della pace per la promozione e la protezione dei diritti umani per tutti;
4.  Sottolinea inoltre che la profonda linea di frattura che divide la società umana tra ricchi e poveri e il sempre crescente divario tra il mondo sviluppato e quello in via di sviluppo rappresenta una grave minaccia per la prosperità globale, la pace, i diritti umani, la sicurezza e la stabilità.;
5.  Sottolinea inoltre che la pace e la sicurezza, lo sviluppo e i diritti umani sono i pilastri del sistema delle Nazioni Unite, i fondamenti della sicurezza e del benessere collettivo…”11

Il contrario della violenza non è la non-violenza, è il potere. Quando qualcuno possiede il potere morale, il potere di convinzione, il potere di fare bene, allora non ha bisogno della violenza.9
Nelsa Libertad Curbelo10

La sicurezza umana è un bambino che non è morto, una malattia che non si è diffusa, un lavoro che non è stato tagliato, una tensione etnica che non è esplosa in violenza, un dissidente che non è stato silenziato. La sicurezza umana non è preoccupazione per le armi, è preoccupazione per la vita e per la dignità umana.
Rapporto sullo Sviluppo Umano, 1994

La Dichiarazione di Santiago sul Diritto Umano alla Pace, adottata nel 2010 dal Congresso Internazionale sui Diritti Umani alla Pace, è uno dei documenti più elaborati sulla pace come diritto dell’uomo. La dichiarazione riconosce gli individui, gruppi, popoli e tutta l’umanità come detentori del “diritto inalienabile ad una pace giusta, sostenibile e duratura” (Art.1) e gli “Stati, individualmente, congiuntamente o come parte di organizzazioni multilaterali”, come i principali responsabili per il diritto dell’uomo alla pace”. La dichiarazione invoca anche il diritto all’istruzione “sulla e per la pace e tutti gli altri diritti umani” come componente del diritto alla pace perché “l’istruzione e la socializzazione per la pace sono una condizione sine qua non per “disimparare” la guerra e costruire identità svincolate dalla violenza”. Anche il diritto alla sicurezza umana e il diritto di vivere in un ambiente sano e sicuro, “inclusa la libertà dalla paura e dal bisogno” sono proposti come elementi di “pace positiva”. Altre dimensioni del diritto alla pace sono il diritto alla disobbedienza e all’obiezione di coscienza, il diritto di resistere e di opporsi all’oppressione e il diritto al disarmo.
La dichiarazione dedica anche un articolo specifico ai diritti delle vittime, incluso il loro diritto a chiedere cercare giustizia e una ripartizione degli obblighi derivanti dal diritto umano alla pace. .

Domanda: In pratica, cosa significa il diritto umano alla pace per voi?

Violenza (di stato) legittima

Non tutta la violenza è illegale o illegittima. Atti violenti sono a volte necessari per proteggere i diritti umani delle altre persone. Io potrei dover ricorrere all’uso di violenza per autodifesa; mi aspetto che un poliziotto usi, in casi estremi, un qualche tipo di violenza per proteggere me o la mia famiglia dalla violenza delle altre persone. Il mio diritto umano alla sicurezza implica che lo stato e i suoi agenti mi proteggano dalla violenza. Una cornice dei diritti umani implica che le azioni violente da parte dello stato o di pubblici ufficiali siano giustificate (e talvolta richieste), a condizione che siano organizzate e attuate all’interno di quella cornice, compreso il rispetto dei diritti della vittima.

Tutte le persone hanno il diritto alla pace così da poter sviluppare pienamente ogni loro capacità, fisica, intellettuale, morale e spirituale, senza essere il bersaglio di nessun tipo di violenza.
Carta Asiatica dei diritti umani, 1998, paragrafo 4.1

Ciò solleva interrogativi sul primato di alcuni diritti umani su altri: quello alla vita è un chiaro diritto umano, ed ancora in molti casi, gli esseri umani vengono puniti violentemente o uccisi, come conseguenza delle loro azioni.Esempi presi da tutta la storia illustrano come i movimenti civili abbiano portato cambiamenti e un migliore accesso ai diritti umani delle persone. Tuttavia, i movimenti pacifici sono spesso repressi da azioni violente della polizia o dell’esercito; questo è repressione del diritto delle persone alla libertà di espressione e di associazione. I movimenti della “Primavera Araba” iniziati nel 2011 hanno mostrato come i giovani in Tunisia, in Egitto e in altri Paesi arabi si siano riuniti e abbiano rivendicato pacificamente i loro diritti umani, ma sono stati attaccati violentemente e messi in stato di detenzione dalle forze armate dello Stato e molti di loro hanno perso la vita.

Domanda: Quando può ritenersi giustificato l'intervento armato della polizia?

La fame è la condizione di alcune persone che non hanno abbastanza da mangiare. Non è la condizione di non avere abbastanza da mangiare.
Amartya Sen

Dal punto di vista dei diritti umani, la privazione della libertà di una persona come conseguenza di un reato non li priva della loro intrinseca umanità. È questo il motivo per cui le misure prese dallo Stato nei confronti delle persone che hanno agito violentemente contro altri non devono essere arbitrarie, ma devono rispettare la loro dignità intrinseca e devono proteggere queste persone dalla tortura e dai trattamenti e punizioni inumane o degradanti. Uno degli scopi della detenzione è la riabilitazione sociale dei prigionieri.

Io mi oppongo alla violenza perché quando sembra fare del bene, il bene è solo temporaneo; il male che fa è permanente.
Ghandi

Lo stato di diritto e la protezione dei diritti umani e delle libertà sono tutele cruciali per un sistema di giustizia penale efficace ed equo. Eppure, pur proteggendo gli innocenti12, spesso anche la custodia e la reclusione sono, sfortunatamente, luoghi dove appaiono violazioni dei diritti umani.

Secondo gli standard dei diritti umani, in particolare la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescennza, devono essere messi in atto meccanismi di riabilitazione specifica per i giovani detenuti, così come “leggi, procedure, autorità e istituzioni specificatamente destinate ai fanciulli sospettati, accusati o riconosciuti colpevoli di aver infranto la legge” (Art.40). Questo, tuttavia, non è sempre il caso. Secondo la Riforma Penale Internazionale il modo in cui le autorità trattano i giovani detenuti può spesso condurre a problemi di salute fisica e psicologica a lungo termine. Per esempio, l’esposizione a comportamenti violenti durante la detenzione e la separazione dalle famiglie e dalla comunità può compromettere l’idea di riabilitazione e spingerli ulteriormente verso attività criminali. Sulla base delle stime UNICEF, oggi ci sono più di 1 milione di bambini in stato di detenzione in tutto il mondo.

Domanda: Può la reclusione essere un modo efficace per riabilitare ed educare i bambini che hanno commesso un reato?

La pena di morte

La pena di morte è vietata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo come dalla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici (protocollo 1). Bandire la pena di morte non giustifica violazioni ai diritti umani. Si basa anche sulla convinzione che la violenza non possa essere combattuta con altra violenza. La messa a bando della pensa di morte è anche una dichiarazione sull’infallibilità della giustizia: la storia mostra che gli errori giudiziari sono sempre possibili e che c’è il rischio che venga giustiziata la persona sbagliata. Tuttavia, la messa a bando della pena di morte è anche una testimonianza della convinzione del diritto alla vita e alla dignità – e ad un processo equo.

Penal Reform International è un’organizzazione non governativa internazionale che lavora sulla riforma della giustizia penale e criminale in tutto il mondo.
www.penalreform.org

Nel 2011, si era a conoscenza di 1.923 persone in 63 nazioni condannate a morte e di 676 esecuzioni effettuate in 20 stati. Tuttavia, la cifra di 676 non include le forse migliaia di persone che secondo le stime di Amnesty International sono state giustiziate in Cina. 13  
La Bielorussia è l’unico Paese in Europa che nel 2012 eseguiva ancora condanne a morte. Secondo Amnesty International, ai prigionieri nel braccio della morte in Bielorussia viene detto che saranno giustiziati solo pochi minuti prima dell’esecuzione della sentenza. Vengono giustiziati con un colpo alla nuca. I membri della famiglia vengono informati solo dopo l’esecuzione, e il luogo di sepoltura è tenuto segreto.

I giovani e una cultura della pace

La trasformazione dei conflitti, la riconciliazione, l’educazione alla pace, e la memoria fanno parte delle azioni che portano la speranza per una vita libera dalla violenza e per una cultura della pace. Dobbiamo imparare dal passato e sforzarci per evitare il ripetersi di eventi terribili contro l’umanità che le generazioni precedenti hanno attraversato.  Ci sono ancora guerre locali in alcune parti del mondo. È confortante sapere che non siamo indifesi e che abbiamo gli strumenti per eliminare la violenza. I giovani giocano un ruolo importante in questo cambiamento.

Soltanto le società basate sulla democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani possono fornire stabilità e pace sostenibile e duratura.
Thorbjørn Jagland,Segretario Generale del Consiglio d’Europa

Il Consiglio d’Europa lavora per promuovere la giustizia sociale, per evitare l’aumento dei conflitti violenti e per prevenire guerre e attività terroristiche. L’organizzazione incoraggia i leader politici e la società civile a costruire e alimentare una cultura di pace invece che una di violenza e sensibilizza sul prezzo di questa, sulle prospettive di un futuro pacifico, sull’importanza della democrazia e delle competenze democratiche, nonché sulla promozione dell’umanesimo, della dignità umana, della libertà e della solidarietà.

Il settore giovanile del Consiglio d’Europa ha più di 40 anni di esperienza di lavoro sull’apprendimento interculturale, sulla trasformazione dei conflitti e sull’educazione ai diritti umani.
L’adozione da parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa del Libro Bianco sul Dialogo Interculturale “Vivere Insieme in Pari Dignità”, ha confermato il valore di questi approcci, e sottolineato la necessità del dialogo tra culture per lo sviluppo e la salvaguardia di società pacifiche.

Incontra il tuo pregiudizio! Invece di parlarne, incontralo semplicemente.
The Living Library Organiser's Guide14

La settima conferenza dei Ministri Europei responsabili della Gioventù (Budapest, 2005) è stata dedicata alle risposte della politica giovanile alla violenza. Nella dichiarazione finale, i ministri hanno concordato, tra le altre cose, sull’importanza di fare il punto su tutte le forme di violenza e sul loro impatto sulla gente, sulla necessità di sviluppare strategie di prevenzione della violenza e riconoscere i giovani come attori principali “pur elevando il loro senso di responsabilità e promuovendo attivamente la loro partecipazione e cooperazione” in questo ambito. La dichiarazione riconosce anche che l’educazione ai diritti umani racchiude un’essenziale dimensione di prevenzione della violenza.
La Conferenza dei Ministri è stato il culmine di un progetto contro la violenza nella vita quotidiana che ha portato come risultato vari strumenti educativi e iniziative per prevenire e affrontare la violenza, come il manuale per gli organizzatori della Biblioteca Vivente.

Come ambasciatori di pace dovremmo diventare gli occhi e le orecchie del Consiglio d’Europa nei nostri paesi e in Europa.
Zlata Kharitonova, partecipante dei Giovani Ambasciatori di Pace

Il settore giovanile del Consiglio d’Europa ha anche avviato e sostenuto progetti guidati da giovani che affrontano i conflitti e promuovono un’educazione alla pace. Il “Youth Peace Camp” (Campo giovanile della pace) è attivo dal 2004, e riunisce giovani provenienti da diverse aree di guerra per impegnarsi nel dialogo nella consapevolezza di condividere valori ed esperienze comuni, spesso molto dolorose. Il programma aiuta i leader giovanili a riconoscere e affrontare il pregiudizio, combattendo forme aggressive ed esclusive di nazionalismo, e mettendo in atto l’apprendimento interculturale e l’educazione ai diritti umani. Per alcuni dei partecipanti questa è la prima volta nella loro vita in cui hanno parlato faccia a faccia con giovani provenienti dall’ “altro lato”. Il campo ora si tiene annualmente presso il Centro Giovani Europeo e occasionalmente presso gli stati membri.

Moltiplicare l’educazione alla pace

Dopo il Campo dei Giovani per la Pace del 2011, 6 partecipanti israeliani e palestinesi hanno deciso di continuare a incontrarsi durante il cessate il fuoco o sulla cosiddetta “linea verde”. Ogni mese altri giovani provenienti da entrambi i lati si uniscono all’incontro del pomeriggio, che prevede discussioni, condivisione di storie personali e divertimento. Come gruppo misto si impegnano in un lavoro di comunità su entrambi i lati della linea, ogni volta in una comunità diversa su un lato diverso, sempre in una comunità colpita in qualche modo dal conflitto in corso.

Il progetto Giovani Ambasciatori di Pace, avviato nel 2011, arruola responsabili-animatori giovanili in specifici progetti di livello base di educazione alla pace con i giovani, con l’obiettivo di trasformare le situazioni di conflitto nelle loro realtà dove vivono. Il progetto è strutturato su una rete di giovani specificatamente formati che rafforzano la presenza e promuovono i valori del Consiglio d’Europa in aree e comunità colpite da conflitti.

Annullare l’odio

Negli ultimi due anni, le vie di Prijepolje, una città multiculturale della Serbia, sono state circondate da graffiti “sbagliati”, pieni di parole di odio verso gli stranieri e persone di religioni diverse (musulmani e ortodossi). La maggior parte dei graffiti è scritta da ragazzi che fanno parte di due diversi gruppi di teppisti.
Il mio progetto mette insieme 10 ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, provenienti sia da un gruppo di teppisti che da gruppi di minoranze etnico religiose, che decoreranno di nuovo la città, usando nuovi graffiti per cancellare quelli pieni di odio che erano stati realizzati in vari luoghi. Mentre faranno questo, sarà girato un documentario sulla costruzione della pace. Questo progetto dovrebbe aiutare a creare una base solida per la costruzione della pace, per la comprensione reciproca e la tolleranza.
Edo Sadikovic,  organizzazione JUMP, Serbia (progetto Giovani Ambasciatori della Pace)

Networks per la pace

I seguenti sono alcuni esempi per considerare la varietà, la serietà, la creatività dei costruttori di pace e dei difensori dei diritti umani.

Combattenti per la Pace –  è un movimento che è stato avviato insieme da Palestinesi e Israeliani che hanno preso parte attiva nel ciclo di violenze e ora combattono per la pace.

Search for Common Ground attua i programmi di trasformazione dei conflitti.

Responding to Conflict  fornisce formazione per la trasformazione dei conflitti. Esempi stimolanti e appunti di studio per lo svolgimento della formazione possono essere trovati nel loro sito web.

Il Global Partnership for the Prevention of Armed Conflict è un network globale che cerca un nuovo consenso internazionale spostandosi dalla reazione alla prevenzione di conflitti violenti.

The United Network of Young Peacebuilders è un network di organizzazioni guidate da giovani che lavorano per creare società pacifiche.

Note finali

1 World report on violence and health, OMS 2002, Geneva p 5: http://whqlibdoc.who.int/hq/2002/9241545615.pdf
2 www.who.int/violence_injury_prevention/violence/en/
3 Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI):  www.sipri.se
4 http://controlarms.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/killer_facts_en.pdf 
5 www.unfpa.org/gender/violence.htm
6 Progress report of Barbara Frey, UN Special Rapporteur, "Prevention of human rights violations committed with small arms and light weapons", UN Doc. E/CN.4/Sub.2/2004/37, 21 giugno 2004, para 50 
7 Fonte: www.ohchr.org/EN/Issues/SRHRDefenders/
8 Evans, A., Resource scarcity, fair shares and development, WWF / Oxfam, Discussion paper, 2011  
9 Dal film Barrio De Paz
10 Nelsa Libertad Curbelo è un ex suora ed educatrice di strada per le gang in Equador
11 Assemblea generale delle Nazioni Unite, 15 luglio 2011, Document A/HRC/RES/1/7/16 of the Human Rights Council
12 Basato sugli obiettivi dei sistemi giudiziari penali del Regno Unito, vedere: http://ybtj.justice.gov.uk/
13 Amnesty International statistiche sulle pene di morte
14 Don't judge a book by its cover – the Living Library Organiser's Guide, Abergel R. et al, Council of Europe Publishing, 2005

Image2: Theme 'Peace and Violence' by Pancho

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Key Date
  • 12 febbraioLa giornata "con le mani nel sacco"
  • 21 marzoGiornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale
  • 15 maggioGiornata internazionale dell'obiezione di coscienza
  • 29 maggioGiornata internazionale dei corpi di pace delle Nazioni Unite
  • 4 giugnoGiornata internazionale dei bambini vittime innocenti di aggressione
  • 26 giugnoGiornata internazionale delle Nazioni Unite a sostegno delle vittime di tortura
  • 6 agostoGiornata di Hiroshima
  • 21 settembreGiornata internazionale della pace
  • 2 ottobreGiornata internazionale della non violenza
  • 10 ottobreGiornata mondiale contro la pena di morte
  • 24-30 ottobreLa settimana del disarmo
  • 9 novembreNotte dei Cristalli, giornata internazionale contro il fascismo e l'antisemitismo
  • 11 novembreGiornata internazionale della scienza e della pace
  • 25 novembreGiornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne
  • 2 dicembreGiornata mondiale per l'abolizione della schiavitù