So che non vedo le cose come sono, ma come sono io.

Laurel Lee1

In breve

Questa attività è un’attività outdoor molto semplice nella quale i partecipanti escono ed esplorano il posto con gli occhi di qualcun’altro.

Diritti correlati

Tutti

Obiettivi

• Stimolare la consapevolezza sulle ineguaglianze sociali
• Sviluppare capacità di osservazione ed immaginazione
• Sostenere la solidarietà e la motivazione a lavorare per la giustizia

Materiali

• Occhiali. Vecchi occhiali che si possono trovare in negozi dell’usato o ai
mercatini delle pulci, oppure solo le montature.
• Cartelloni e penne
• Una macchina fotografica digitale o un telefono cellulare che possa fare
foto. Idealmente una a persona o una o più per l’intero gruppo
• Computer e stampante
• Vecchi giornali, cartoline, materiali vari, scarti per il collage, colla
• Nastro adesivo per appendere le foto

Key Date
  • Secondo giovedì di OttobreGiornata Mondiale della Vista

Istruzioni

1. Fate un brainstorming con i partecipanti su quelle persone che hanno uno svantaggio o vivono ai margini della società, per esempio una persona con disabilità oppure una persona senza fissa dimora
2. Chiedete ad ogni partecipante di scegliere una delle persone elencate da cui sono incuriositi e spiegate che usciranno per esplorare la località attraverso gli occhi di questa persona
3. Sottolineate che l’obiettivo non è quello di interpretare il ruolo, ma di andar fuori e di immaginare come potrebbe essere essere la persona prescelta. Come potrebbe essere mettersi nei panni degli altri? Per esempio, questa persona sarebbe capace di utilizzare tutti i servizi? Dove comprerebbe il pane (se potesse permetterselo)? Dove vivrebbe?
4. Distribuite gli occhiali, se ne avete! Chiedete ai partecipanti di fare delle foto per la documentazione mentre vanno in giro sia con una macchina fotografica digitale che con il loro cellulare. Concordate un tempo per il rientro di tutti.
5. Al rientro, chiedete ai partecipanti di trasferire le loro foto nel computer, sceglietene due, tre o quattro da stampare, incollatele su un cartellone da appendere alla parete. Le foto dovrebbero essere senza titolo.
6. Dopo aver esposto tutte le foto, chiedete a tutti di indovinare quali gruppi sono stati rappresentati; poi invitate ogni partecipante a presentare, a turno, le proprie foto e a spiegare perché sono particolarmente interessanti per il gruppo attraverso il quale hanno scelto di “osservare” la realtà.

1A Laurel Lee che ha detto, “so che non vedo le cose come sono, sto vedendo le cose come voglio vederle “era stato diagnosticato un cancro quando aveva ventinove anni.
Contrariamente alle previsioni dei medici, ha vissuto per altri vent’anni allevando i suoi tre figli, viaggiando e scrivendo. Nel suo caso, il rifiuto di vedere le cose come sono, è stato d’ispirazione.
In altre circostanze, è follia.

Debriefing e valutazioneGoto top

Iniziate con l’esposizione delle foto e poi continuate chiedendo a turno ai partecipanti della loro esperienza e di quello che hanno visto.

  • Che cosa è accaduto? Vi è piaciuta l’attività? Perché? Perché no?
  • Quale è stata la cosa che avete scoperto che vi ha sorpreso di più?
  • Perché avete scelto quegli esempi?
  • Quali idee preconcette o stereotipi avevate sulla persona che avete scelto? Quale influenza hanno avuto su come avete svolto l’attività e che cosa avete “scelto di vedere”?
  • L’esercizio vi ha permesso di sviluppare empatia nei confronti della persona marginalizzata? Perché? Perché no?
  • Che cosa avete imparato su di voi?

Adesso continuate a discutere su temi più ampi:

  • “So che non vedo le cose come sono, vedo le cose come sono io”. Che effetto hanno i nostri stereotipi e le nostre credenze sul modo in cui vediamo il mondo intorno a noi?
  • Da dove prendiamo le informazioni sui gruppi svantaggiati e marginalizzati?
  • Quanto è rischioso fare assunzioni su qualcuno sulla base di generalizzazioni sui gruppi come fossero un tutt’uno?
  • Quanto è rischioso generalizzare su un gruppo di persone sulla base di un esempio o due?
  • Quali diritti umani proteggono specificatamente i diversi esempi di persone svantaggiate o di coloro che vivono ai margini, con cui i partecipanti si sono identificati?
  • Come vengono violati più spesso i diritti di queste persone?
  • Quanto è facile per loro rivendicare i propri diritti?
  • Chi dovrebbe essere responsabile di garantire che i loro diritti non vengano violati – o che possano esercitarli?

Linee guida per i facilitatoriGoto top

Potete svolgere questa attività sia come un’attività introduttiva che come un’attività principale. In un percorso formativo, può essere utilizzata per dare ai partecipanti una pausa e un momento all’aria aperta, o come un’attività da svolgersi nel tempo libero.
Le istruzioni suggeriscono che le persone lavorino da sole, ma l’attività si può svolgere anche in piccoli gruppi. Le considerazioni pratiche quali la grandezza del gruppo e la disponibilità delle macchine fotografiche determinerà probabilmente le modalità di organizzazione dell’attività stessa. Ricordatevi che i partecipanti hanno bisogno di tempo per la presentazione delle foto.
Così, a seconda della grandezza del gruppo, diminuite il numero delle foto che ogni persona sceglie di presentare.
Esempi di persone che sono svantaggiate socialmente potrebbero includere una madre single con bambini piccoli, un pensionato, un migrante, una persona sulla sedia a rotelle o una persona con HIV/AIDS.

Esempi di persone ai margini della società potrebbero includere una persona senza fissa dimora, un migrante illegale, una persona analfabeta, una persona malata di mente o un membro della comunità Rom.Questi sono esempi di gruppi di persone che non hanno le opportunità di cui può beneficiare la maggioranza. Tutte le persone svantaggiate e marginalizzate
sono povere e soffrono a causa dei pregiudizi e degli stereotipi e sono spesso discriminate in qualche modo, per esempio nell’accesso ad un’abitazione decente e al lavoro a causa della situazione in cui si trovano.

E’ molto importante che i partecipanti comprendano che non possono evitare di guardare attraverso i propri occhi e immaginare come sia la vita di qualcuno che vive ai margini della società. Dovrebbero essere consapevoli che portando nell’attività i loro stereotipi esistenti e il loro sentimento di empatia, rischiano di rinforzare delle credenze che possono essere distorte o errate.

Dovrebbero anche sapere che gli stereotipi sono (utili) generalizzazioni su un gruppo di persone ma che dovrebbero essere utilizzati con cautela dal momento che all’interno di un gruppo
ci sono molte diversità e la generalizzazione non si applica a tutti gli individui. Per maggiori informazioni sugli stereotipi consultate le informazioni nella sezione “Discriminazione e intolleranza”.

VariazioniGoto top

Le istruzioni suggeriscono che le persone lavorino individualmente, ma l’attività si può svolgere anche in piccoli gruppi o con tutto il gruppo a seconda del numero di macchine fotografiche disponibili per fare foto.

Invece di creare dei poster individuali, tutte le foto possono essere raggruppate e si può organizzare un’esposizione oppure una “slide show” intitolata “Vite ai margini”.

Invece di fare foto, potete chiedere ai partecipanti – al loro rientro – di creare una storia immaginaria della persona, o mimarla.

Se volete che i partecipanti si mettano nei panni di un’altra persona, date loro dei vestiti diversi oltre ad occhiali nuovi!
Nelle diverse lingue, ci possono essere espressioni diverse per suggerire ai partecipanti di immaginarsi come qualcun altro e provare empatia con l’altra persona.

L’attività, così come è descritta, richiede ai partecipanti di immaginare come vive una persona svantaggiata o che vive ai margini e poi di uscire e vedere il mondo intorno attraverso gli occhi di tale persona. Un’alternativa è quella di andare fuori, osservare la realtà e poi costruire l’immagine di tali persone. Spiegate che di solito nella nostra vita quotidiana siamo indaffarati a tal punto da non osservare generalmente le altre persone. Adesso, le osserveranno con attenzione! Dite ai partecipanti di andare in città e scegliere - in cinque minuti - una persona da seguire. Sottolineate che dovrebbero comportarsi in modo discreto e non mettere in imbarazzo la persona prescelta. Possono scegliere chiunque ritengano “interessante”, preferibilmente qualcuno la cui vita è molto diversa dalla loro. Dite ai partecipanti che devono prendere nota mentalmente delle loro primissime impressioni e del motivo per cui hanno scelto quella persona in particolare. In seguito dovrebbero seguire la persona identificata e osservarla con attenzione, cercando di immaginare chi sia e costruire un’immagine della sua vita, ad esempio:

  • Quale potrebbe essere il suo nome?
  • Quanti anni ha?
  • Che cosa fa?
  • Dove sta andando?
  • Dove vive?
  • Ha un partner o una famiglia, o è single?
  • Ha un lavoro? Che tipo di lavoro? Oppure è disoccupata?
  • Cosa potrebbe renderla felice?
  • Ha dei passatempi? Quali potrebbero essere?
  • Cosa potrebbe mangiare e bere?

Concordate che, per esempio, dopo 30 minuti tutti rientrino per condividere le esperienze. Possono parlarne, illustrare la vita delle persone prescelte sia a parole che attraverso immagini.

Potreste decidere di utilizzare i ruoli dell’attività “Fai un passo avanti”. Potrebbe essere sia una buona introduzione che un seguito appropriato.

Per continuare su questo temaGoto top

In “Fai un passo avanti” potete sperimentare la sensazione del modo in cui l’ineguaglianza nelle opportunità influenzi le vite delle persone.
Nell’attività “Quale è la tua città”  ypotete esplorare il modo in cui le scelte che facciamo nel finanziare il welfare sociale influenzi la vita di comunità.

Per non essere più ai margini della società, le persone hanno bisogno di un lavoro con un salario decente. Questo può essere difficile se sei, per esempio, una persona con disabilità o un immigrato. Potete esplorare alcune di queste tematiche con l’attività “Voglio lavorare”.

Per mettere in praticaGoto top

Fate questa attività con la vostra famiglia, con gli amici o i colleghi e iniziate a discutere sui diritti umani.
Potete verificare anche le vostre supposizioni sulle persone ai margini, provando ad incontrare alcuni di loro, per esempio attraverso il progetto della Biblioteca Vivente oppure, se siete interessati in modo particolare alle persone senza fissa dimora o ai rifugiati, visitando un centro di accoglienza o un centro per rifugiati. In alternativa potreste contattare un operatore giovanile o un operatore sociale che lavora con persone ai margini e chiedere loro di parlarvi delle realtà delle persone con cui lavora.

Ulteriori informazioniGoto top

Nell’ambito di questa attività, viene utilizzato il termine “svantaggiato” intendendo gli individui, oppure un gruppo di persone, che non sono capaci di sostenersi, che non sono auto-sufficienti e devono fare affidamento su un sussidio finanziario. In breve, sono poveri. Esempi di tali persone possono includere: una madre single, un immigrato oppure una persona con disabilità. Le persone sono spesso “svantaggiate” perché la maggioranza della società agisce in modo da “crear loro uno svantaggio”. Queste persone o gruppi di persone si percepiscono come svantaggiati dal momento che è negato loro l’accesso all’assistenza sanitaria, educazione, informazione e lavoro, in paragone a coloro che appartengono alla maggioranza. Gli ostacoli all’autosufficienza possono includere la non disponibilità di risorse, per esempio, la mancanza di lavoro, di capitale o l’accessibilità a trasporti pubblici per persone con disabilità fisiche. L’inaccessibilità è un’altra barriera: costi, design povero, distanza, mancanza di pubblicità e considerazione sociale per un gruppo. Una risorsa può anche essere inaccessibile perché non è gradita oppure è spiacevole per un certo gruppo oppure perchè contraria ai propri valori. Le persone che sono “svantaggiate” possono o non possono vivere ai “margini della società”.

Quando utilizziamo il termine “margini della società” ci riferiamo più ad una collocazione concettuale che fisica. Essenzialmente le persone che vivono ai margini della società sono escluse dalla partecipazione nella società. Esempi di persone che vivono al margine possono includere carcerati, persone senza fissa dimora, i malati mentali incurabili oppure alcuni gruppi come ad esempio i Rom.
Per esempio, una persona senza fissa dimora potrebbe non essere capace di registrarsi per votare perché non ha un indirizzo di posta elettronica. Questo significa che perde la possibilità di votare su temi che la toccano; rimane fuori dalla società perché non ha possibilità di esprimere la propria opinione su come si governa e sui servizi che la riguardano. Un altro esempio potrebbe essere il seguente: una persona analfabeta diventa emarginato perché incapace di compilare formulari di richiesta di sussidio o domande di lavoro.

La Biblioteca Vivente è un’idea iniziata in Danimarca nel 2000 e adesso viene promossa dal Consiglio d’Europa attraverso una sua pubblicazione “Non giudicare un libro dalla sua copertina!”. Una Biblioteca Vivente opera esattamente come una normale biblioteca – i lettori vengono a prendere in prestito un “libro” per un tempo limitato. Dopo averlo letto lo riportano al bibliotecario e - se vogliono – possono prenderne in prestito un altro. C’è una sola differenza: i libri della Biblioteca Vivente sono esseri umani, e i libri e i lettori entrano in un dialogo personale. I libri nella Biblioteca Vivente sono rappresentanti di gruppi che sono spesso confrontati con pregiudizi e stereotipi, e che sono spesso vittime di discriminazione ed esclusione sociale.

Per ulteriori letture su come analizzare e descrivere lo svantaggio e altri problemi er l'azione sociale potete consultare: What is a “Disadvantaged Group?” di  Steven E. Mayer, Ph.D www.effectivecommunities.com/articles

Note

Questa attività è stata creata da un formatore e testata dai partecipanti del corso di formazione.
“Educazione ai diritti umani e apprendimento informale: come si agisce in tempi e momenti informali nei diritti umani”
Associazione Intercultura, Dinan, Francia,
Maggio 2009.
La variazione è stata sviluppata da un’esperienza con la teoria di Blast / Rider Spoke.
http://www.blasttheory.co.uk

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