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Esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo: sono stati compiuti progressi nel 2020, malgrado il Covid, ma sono necessari ulteriori sforzi

Comitato dei Ministri Strasburgo 31 marzo 2021
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Esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo: sono stati compiuti progressi nel 2020, malgrado il Covid, ma sono necessari ulteriori sforzi

In tutta Europa, gli Stati continuano a compiere progressi nell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), malgrado la pandemia di Covid-19, secondo l’ultimo rapporto annuale del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Sono tuttavia necessari ulteriori sforzi per risolvere i problemi sistemici evidenziati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, in particolare i maltrattamenti o i decessi causati dalle forze di sicurezza e le pessime condizioni detentive, nonché le cause interstatali e il crescente numero di casi riguardanti limitazioni illegittime dei diritti e delle libertà.

“Il rapporto odierno dimostra che i nostri Stati membri assumono molto seriamente il loro obbligo di garantire l’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, anche in circostanze difficili”, ha dichiarato la Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić. “È inoltre molto positivo il fatto che le ONG e gli organismi nazionali di tutela dei diritti umani siano sempre maggiormente coinvolti in questo processo, migliorandone l’efficacia e la trasparenza”.

“Non è tuttavia il momento di lasciarsi andare all’autocompiacimento. Numerose sentenze importanti sono rimaste inapplicate per anni e un certo numero di casi di alto profilo non sono risolti in tempi sufficientemente rapidi. I nostri Stati membri  hanno l’obbligo di eseguire rapidamente e pienamente le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Non si tratta di una cortese richiesta, ma di un impegno giuridicamente vincolante”.

Il rapporto rileva che il Comitato dei Ministri ha chiuso in totale 983 casi nel 2020, a seguito delle misure adottate dagli Stati membri interessati. Di questi 983 casi, 187 (19%) erano “leading cases”, casi di riferimento, che evidenziavano in particolare nuovi problemi strutturali o sistemici, mentre 796 (81%) erano casi ripetitivi. Alla fine del 2020, gli Stati membri interessati non avevano ancora dato piena esecuzione a 5.233 casi, di cui 1.258 (24%) leading cases e 3.975 (76%) casi ripetitivi. Seicentotrentaquattro leading cases sono pendenti da oltre cinque anni, ma il loro numero è in calo dal 2016.

Il rapporto indica che 581 “eque soddisfazioni” accordate dalla Corte EDU sono state versate ai ricorrenti entro i termini previsti nel 2020. Il Comitato dei Ministri attendeva tuttavia la conferma del pagamento per 1.574 casi alla fine del 2020, due terzi dei quali erano in attesa di conferma da oltre sei mesi. Infine, il rapporto sottolinea che il Comitato dei Ministri ha ricevuto nel 2020 un numero record di 176 comunicazioni ufficiali da parte di organizzazioni non governative e di organismi nazionali di tutela dei diritti umani, riguardanti 28 Stati diversi. Il Comitato ha inoltre ricevuto le sue prime cinque comunicazioni della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa.


 Video sul processo di supervisione (disponbile in 30 lingue)


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