Il Consiglio d'Europa ha pubblicato due rapporti riguardanti l'Ungheria, suo Stato membro. Il primo riguarda le 13 minoranze nazionali che vivono nel paese, mentre il secondo esamina la situazione delle lingue minoritarie dell'Ungheria, tra cui il boyash e il romani.
Si tratta del sesto rapporto del Comitato consultivo del Consiglio d'Europa sulla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali in Ungheria. Il rapporto riconosce il costante impegno dell'Ungheria nella protezione delle minoranze nazionali riconosciute, chiedendo anche un'azione più incisiva per garantire la piena ed effettiva uguaglianza e partecipazione di tutte le comunità. Il solido quadro giuridico dell'Ungheria e l'aumento dei finanziamenti destinati agli enti autonomi delle minoranze sostengono iniziative culturali e gestiscono l'istruzione e le istituzioni culturali delle minoranze. Molti rappresentanti delle minoranze hanno espresso soddisfazione per le misure di sostegno esistenti.
Al contempo, il Comitato consultivo sottolinea la necessità di un maggiore riconoscimento pubblico del contributo delle minoranze alla società ungherese, osservando che il sostegno si concentra spesso su elementi simbolici o folcloristici piuttosto che sull'inclusione sociale ed economica quotidiana. Il parere invita quindi a intensificare gli sforzi nel campo dell'istruzione e dei media per promuovere il dialogo interculturale e il rispetto reciproco.
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La Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali è il trattato europeo più completo in materia di tutela dei diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali. Si tratta del primo strumento multilaterale giuridicamente vincolante dedicato alla protezione delle minoranze nazionali in tutto il mondo e la sua attuazione è monitorata da un Comitato consultivo composto da esperti indipendenti. Il trattato è entrato in vigore il 1° febbraio 1998 e viene attualmente applicato in 38 Stati.
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La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è la convenzione del Consiglio d’Europa volta a proteggere e promuovere le lingue regionali o minoritarie tradizionali degli Stati aderenti e a consentire ai parlanti di tali lingue di utilizzarle sia nella vita privata sia nella vita pubblica. La sua attuazione è monitorata da un Comitato di esperti indipendente. In forza dal 1° marzo 1998, il trattato è attualmente in vigore in 25 paesi.

