Il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, ha espresso profonda preoccupazione a seguito dell’adozione, il 30 marzo 2026, da parte della Knesset, di una legge che estende il ricorso alla pena di morte in Israele. L’adozione avviene nonostante i ripetuti appelli rivolti alle autorità israeliane, in particolare da parte del Consiglio d’Europa, a rinunciarvi.
L’entrata in vigore di questa legge segnerebbe un ulteriore distanziamento di Israele dal quadro dei valori a cui ha storicamente scelto di allinearsi. Israele ha abolito la pena di morte per i reati ordinari nel 1954 e non ha più condotto esecuzioni dal 1962. L’adozione di tale legge, che estende l’applicazione della pena di morte nel paese, rappresenta una grave regressione.
La pena di morte è un anacronismo giuridico incompatibile con le norme contemporanee in materia di diritti umani. Inoltre, qualsiasi applicazione della pena di morte che potrebbe essere di natura discriminatoria è inaccettabile in uno Stato di diritto.
Il Consiglio d’Europa si oppone alla pena di morte in ogni circostanza e in ogni luogo. Continua ad adoperarsi per l’abolizione universale della pena di morte, conformemente alla Dichiarazione di Reykjavik adottata dai capi di Stato e di governo nel 2023. La pena capitale è incompatibile con i diritti fondamentali e con il rispetto della dignità umana.
La Knesset gode dello status di osservatore presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dal 1957. Israele è inoltre parte di una serie di convenzioni del Consiglio d’Europa e partecipa a diversi meccanismi di cooperazione dell’Organizzazione.
In tale contesto, il Consiglio d’Europa monitorerà da vicino i prossimi sviluppi riguardanti questa legge. Esaminerà le sue implicazioni per le convenzioni del Consiglio d’Europa di cui Israele è parte, come anche per i meccanismi di cooperazione ai quali questo Stato partecipa.

