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L’impatto di medio periodo del Covid-19 sulla popolazione carceraria europea: nuovo studio

Consiglio d'Europa Strasburgo 10 novembre 2020
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L’impatto di medio periodo del Covid-19 sulla popolazione carceraria europea: nuovo studio

A seguito della complessiva diminuzione della popolazione carceraria europea nel periodo dei lockdown di primavera, durante l’estate il tasso di detenzione è rimasto stabile nella maggior parte dei paesi europei, ma ha iniziato a crescere in diverse amministrazioni penitenziarie, secondo un nuovo studio condotto dall’Università di Losanna per il Consiglio d’Europa. Lo studio dimostra che, nonostante questa tendenza, dal 1° gennaio al 15 settembre il tasso di detenzione medio è sceso del 4,6% - da 121,4 a 115,8 detenuti per 100.000 abitanti - nelle 35 amministrazioni penali che hanno fornito questi dati per le quattro date esaminate nello studio. La riduzione è stata causata da una serie di motivi, tra cui il rilascio di detenuti per prevenire la diffusione del Covid-19.

Lo studio delle Statistiche penali annuali del Consiglio d’Europa (SPACE) “Valutazione dell’impatto di medio periodo della pandemia di Covid-19 sulla popolazione carceraria” analizza le tendenze nella popolazione carceraria europea durante il 2020 utilizzando quattro periodi di riferimento: prima della pandemia (1° gennaio), dopo il primo mese di lockdown (15 aprile), alla fine dei lockdown (15 giugno) e alla fine dell’estate (15 settembre). I lockdown delle popolazioni europee, che a metà aprile erano in atto da solo un mese, sembrano aver contribuito a una tendenza di stabilità o riduzione dei tassi della popolazione carceraria. Al 15 aprile, in 17 amministrazioni penitenziarie il tasso di detenzione era sceso di oltre il 4% e rimaneva stabile in 29 amministrazioni penitenziarie. La Svezia, che non ha attuato il confinamento della popolazione, è stato l’unico paese in cui il tasso di detenzione è aumentato nel brevissimo periodo.

Il contributo dei lockdown alla riduzione della popolazione carceraria è avvalorato da un’analisi della situazione al termine del confinamento. Il 15 giugno, delle 43 amministrazioni penitenziarie che hanno fornito i dati, il numero di quelle in cui i tassi di popolazione carceraria erano diminuiti da gennaio è aumentato a 27, mentre 14 hanno mostrato tendenze stabili e solo la Svezia e la Grecia avevano tassi superiori a giugno rispetto a gennaio. Durante l’estate e senza lockdown, la tendenza al ribasso nella popolazione carceraria si è invertita in 12 amministrazioni penitenziarie, che avevano tassi superiori il 15 settembre rispetto al 15 giugno: Monaco (+30%), Andorra (+22%), Norvegia (+16,8%), Lussemburgo (+12,1%), Slovenia (+10,9%), Finlandia (+8,3%), Scozia (+7,7%), Cipro (+7,2%), Danimarca (+6,7%), Belgio (+4,8%), Romania (+4,7%) e Irlanda del Nord (+4,5%). La popolazione carceraria è rimasta stabile in 22 amministrazioni penitenziarie, mentre la Bulgaria (-13,2%) e il Montenegro (-7,7%) sono state le uniche due amministrazioni penitenziarie, tra le 36 che hanno fornito i dati, in cui il tasso di detenzione è sceso da giugno a settembre.

Nel complesso, tuttavia, i tassi di popolazione carceraria a metà settembre erano generalmente inferiori a quelli dell'inizio del 2020, a conferma che l'anno della pandemia è un anno molto particolare in termini di criminalità e di azioni intraprese dagli attori del diritto penale per contrastarla.

Secondo il professor Marcelo Aebi, direttore dello studio, le tendenze europee possono essere spiegate da diversi fattori, tra cui la diminuzione dell'attività del sistema giudiziario penale dovuta al confinamento, il rilascio dei detenuti come misura preventiva per ridurre la diffusione del Covid-19 e il calo della criminalità prodotto dal lockdown, che può aver ridotto le possibilità di commettere reati tradizionali. Questa spiegazione è supportata dalla tendenza opposta osservata in Svezia e dal fatto che la diminuzione della popolazione carceraria si è arrestata al termine del lockdown.
Lo studio sottolinea inoltre che almeno 3.300 detenuti e 5.100 agenti penitenziari hanno contratto il Covid-19 entro il 15 settembre nelle 38 amministrazioni penitenziarie europee che hanno fornito i dati.


 Studio "Carceri e detenuti in Europa in tempi di pandemia"


 Comunicato stampa
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