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Danimarca, Montenegro, Serbia, Ucraina: l'ECRI pubblica le conclusioni sull’attuazione delle sue raccomandazioni prioritarie

ECRI Strasburgo 02 giugno 2020
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Danimarca, Montenegro, Serbia, Ucraina: l'ECRI pubblica le conclusioni sull’attuazione delle sue raccomandazioni prioritarie

La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) ha pubblicato una serie di conclusioni sull'attuazione delle sue raccomandazioni prioritarie rivolte nel 2017 a Danimarca, Montenegro, Serbia e Ucraina.

Nella sua raccomandazione, l’ECRI aveva invitato la Danimarca ad istituire un sistema globale di raccolta dei dati relativi agli incidenti di stampo razzista, omofobico e transfobico legati al discorso di incitamento all’odio, in modo da comprendere ugualmente i dati sulle azioni legali intraprese e il loro esito e di adoperarsi altresì attivamente per risolvere il problema della scarsa propensione alla denuncia dei casi di discorso dell’odio. Il sistema attuale di raccolta dei dati non è ancora sufficientemente globale e unificato. Sembrano promettenti e dovrebbero essere proseguite le attività di sensibilizzazione della polizia nazionale danese, con il coinvolgimento delle comunità musulmane, ebraiche e LGBT, al fine di incoraggiare la segnalazione degli episodi di discorso di incitamento all’odio. L’ECRI ha tuttavia concluso che la Danimarca ha attuato soltanto parzialmente la sua raccomandazione.

La seconda raccomandazione prioritaria rivolta alle autorità danesi sollecitava il paese ad adottare misure urgenti per porre fine alla segregazione etnica nell’istituto scolastico Langkaer della città di Aarhus e a compiere passi per prevenire in futuro qualsiasi pratica di tale tipo presso le scuole danesi. A seguito di una denuncia presentata dall’Istituto danese per i diritti umani, la direzione della scuola ha pubblicamente rinunciato a utilizzare i cognomi come criterio per la formazione delle classi nella scuola. Il caso ha inoltre sollevato discussioni politiche ancora in corso su come migliorare la mescolanza etnica nelle classi degli istituti scolastici che hanno un’alta percentuale di alunni di origine non danese. L’ECRI ritiene che tale raccomandazione sia stata pienamente attuata.

L’istituzione di un sistema unificato di raccolta dei dati relativi al discorso dell’odio e alla violenza motivata dall’odio riguardava ugualmente la raccomandazione prioritaria rivolta dall’ECRI al Montenegro. Pur riconoscendo alcuni miglioramenti, l’ECRI nota che il sistema di raccolta dei dati non è ancora chiaro ed uniforme e conclude che la sua raccomandazione non è stata attuata. Il Montenegro ha invece pienamente attuato la seconda raccomandazione dell’ECRI, mirante ad aumentare il numero di mediatori/assistenti sociali rom presso le scuole materne e primarie, al fine di garantire la frequentazione dei bambini e ridurre il rischio di abbandono scolastico. È stata riconosciuta una qualifica professionale speciale per questi mediatori, sono state assegnate risorse finanziarie e la maggior parte dei posti previsti sono stati occupati.

La prima raccomandazione rivolta alla Serbia invitava il Parlamento e il Governo ad adottare codici di condotta volti a vietare l’utilizzo del discorso dell’odio, a istituire sistemi e canali di segnalazione efficaci e a prevedere la sospensione del mandato parlamentare, in caso di violazione di tali norme. L’ECRI prende nota con soddisfazione dei progressi compiuti dall’Assemblea nazionale nell’attuazione di questa raccomandazione, in particolare grazie alla modifica del Regolamento interno dell’Assemblea, destinata a vietare ai parlamentari di ricorrere al discorso dell’odio nel commentare i processi per crimini di guerra e di negare tali crimini. L’ECRI si rammarica tuttavia del fatto che non siano stati compiuti progressi per quanto riguarda l’adozione di norme a livello del Governo serbo, e ritiene pertanto che la raccomandazione sia stata attuata soltanto parzialmente.

La seconda raccomandazione invitava le autorità serbe a considerare prioritario il reclutamento di un numero proporzionato di Rom e membri di altre minoranze all’interno della pubblica amministrazione e di accertarsi che godessero di condizioni di lavoro stabili, analoghe a quelle degli altri funzionari. Si sono osservati alcuni miglioramenti, come ad esempio i corsi di formazione e l’assunzione di rappresentanti delle minoranze rom e ungheresi a posti di lavoro nel settore dell’insegnamento, della salute e dell’assistenza sociale. L’ECRI si rammarica tuttavia del fatto che il numero di Rom e di membri di altre minoranze che lavorano nella funzione pubblica in Serbia sia ben lungi dall’essere proporzionato. Rileva inoltre di non avere ricevuto informazioni circa il fatto che godano di condizioni lavorative stabili analoghe a quelle degli altri funzionari. Conclude pertanto che la raccomandazione è stata attuata solo parzialmente.

Per quanto concerne l’Ucraina, l’ECRI aveva vivamente raccomandato nel 2017 che l’orientamento sessuale e l’identità di genere fossero specificamente inseriti nel Codice penale come motivi di reato e considerati circostanze aggravanti. Le modifiche del Codice penale che sono entrate in vigore nell’ottobre 2019 comprendono “l’appartenenza sessuale”. L’ECRI ritiene che “sebbene la presa in considerazione del genere rappresenti un’evoluzione positiva”, la sua raccomandazione non sia stata attuata.

La seconda raccomandazione alle autorità ucraine le invitava a esentare dalle spese di giustizia i Rom che si rivolgono a un tribunale per dimostrare la loro identità, al fine di ottenere il rilascio dei documenti di identità. L’ECRI ha rilevato che la vigente legislazione, che prevede il rinvio del pagamento delle spese di giustizia, non è di nessuna utilità per i Rom che cercano di dimostrare la loro identità, poiché, paradossalmente, è obbligatorio dimostrare l’impossibilità di pagare le spese fornendo al tribunale prove corredate dai documenti di identità. L’ECRI non ha trovato alcuna indicazione che la legislazione sia mai stata applicata in tali casi e ha concluso che la sua raccomandazione non è stata attuata.

Le presenti conclusioni si basano sulle risposte delle autorità e sulle informazioni raccolte da altre fonti. Si riferiscono solo alle raccomandazioni prioritarie e non cercano di fornire un'analisi completa di tutti gli sviluppi nella lotta contro il razzismo e l'intolleranza nei paesi interessati.


Comunicato stampa 
Danimarca, Montenegro, Serbia, Ucraina: la Commissione contro il razzismo del Consiglio d'Europa pubblica le sue conclusioni sull’attuazione delle sue raccomandazioni prioritarie


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