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Il CPT firma un accordo con la Corte penale internazionale

Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) Strasburgo 16 novembre 2017
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Edificio della Corte penale internazionale all'Aia

Edificio della Corte penale internazionale all'Aia

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha concluso un accordo sotto forma di scambio di lettere con la Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia, con il quale accetta di monitorare il modo in cui vengono trattate le persone condannate dalla Corte.

I termini di questo scambio di lettere indicano che il CPT aiuterà la CPI a monitorare la situazione delle persone condannate dalla Corte in uno degli Stati membri del Consiglio d’Europa dove le persone sono detenute e che avrà indicato il CPT come organo di monitoraggio.

Accogliendo con favore l’accordo con la CPI, il Presidente del CPT, Mykola Gnatovskyy, ha dichiarato:

“Il fatto che tutte le persone detenute siano oggetto di un monitoraggio esterno del modo in cui vengono trattate e delle loro condizioni di detenzione è una garanzia fondamentale in Europa. È importante che i tribunali internazionali rispettino gli elevati standard che esigono dagli Stati nella difesa dei diritti individuali. In relazione all’attuazione di questo accordo, il CPT continuerà a collaborare con gli Stati europei interessati per assicurare che le persone private di libertà vengano trattate con rispetto e dignità”.

La giudice Silvia Fernández de Gurmendi, Presidente della Corte, ha accolto con favore l’accordo tra la Corte e il Comitato. “La Corte beneficerà della lunga esperienza del Comitato in materia di monitoraggio delle condizioni di detenzione delle persone private di libertà, in particolar modo le persone condannate da altri tribunali penali internazionali”, ha dichiarato la Presidente Fernández. Ha poi aggiunto: “Il sostegno offerto dal Comitato è una forma di cooperazione ulteriore e apprezzata sulla quale la Corte può basarsi per l’esecuzione delle sentenze. Colgo questa opportunità per rinnovare il mio appello agli Stati Parte affinché considerino la possibilità di ricevere sul loro territorio delle persone condannate in modo che le sentenze pronunciate dalla Corte siano eseguite appieno”.

Lo scambio di lettere è entrato in vigore giovedì 9 novembre 2017.


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