Indietro Risposta del Segretario generale alle segnalazioni sullo sgombero di centinaia di Rom a Parigi da parte della polizia francese

Risposta del Segretario generale alle segnalazioni sullo sgombero di centinaia di Rom a Parigi da parte della polizia francese

“È essenziale che le autorità francesi forniscano a tutte le persone costrette a lasciare il campo ‘Petite ceinture’ - tra cui bambini e anziani - una sistemazione alternativa adeguata, soprattutto poiché hanno deciso di intraprendere questa azione durante l’inverno”, ha dichiarato il Segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland.  

“Il numero stimato di Rom che lo scorso anno sono stati sfrattati dalle proprie abitazioni in Francia è 11.000.

Non ci sono prove che indichino che una politica di sgombero forzato di massa porterà a una soluzione duratura all’esclusione e al pregiudizio che molti Rom affrontano.

Al contrario, gli sgomberi forzati possono essere controproducenti dato che spesso interrompono la scolarizzazione dei bambini rom e ostacolano gli sforzi di chi fornisce assistenza sanitaria di base alle comunità rom, ad esempio attraverso campagne di vaccinazione”.

Nota ai redattori: sentenza rilevante della Corte europea dei diritti dell’uomo: Winterstein e altri contro Francia (sentenza della Corte in lingua francese)

Questo caso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa ha riguardato i procedimenti di sgombero presentati contro una serie di famiglie nomadi vissute per molti anni nello stesso luogo. I tribunali nazionali hanno emesso ordini per lo sgombero delle famiglie, con sanzioni in caso di inosservanza. Sebbene gli ordini non siano stati attuati, molte famiglie si sono spostate. Solo quattro famiglie hanno ricevuto una sistemazione alternativa in alloggi sociali; i cosiddetti siti familiari in cui le restanti famiglie avrebbero dovuto essere sistemate non sono stati creati. I 14 richiedenti si sono lamentati in particolar modo del fatto che l’ordine che richiede di liberare la terra da loro occupata per molti anni equivale a una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare e della propria abitazione.

La Corte ha ritenuto che vi sia stata una violazione dell’Articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della propria vita privata e familiare e della propria abitazione). Ha notato in particolar modo che i tribunali, seppur riconoscendo l’assenza di urgenza e di qualsiasi disturbo palesemente illecito, non hanno tenuto conto del lungo periodo di stanziamento dei richiedenti, della tolleranza della situazione da parte delle autorità comunali, del diritto all’alloggio, delle disposizioni degli Articoli 3 e 8 della Convenzione e dell’orientamento giurisprudenziale della Corte. A tale proposito, la Corte ha indicato che numerosi strumenti internazionali e del Consiglio d’Europa hanno posto in evidenza la necessità, nei casi di sgombero forzato di Rom o Sinti, di fornire alle persone interessate una sistemazione alternativa. Le autorità nazionali avrebbero dovuto tenere conto del fatto che questi richiedenti appartenevano a una minoranza vulnerabile; ciò implicava prestare particolare attenzione alle loro necessità e al loro diverso stile di vita, al momento di concepire soluzioni all’occupazione illegale della terra o di prendere decisioni su una possibile sistemazione alternativa.

Segretario generale Strasburgo 3 febbraio 2016
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