L’insegnamento delle crisi economiche nei corsi di storia contribuisce a sviluppare negli studenti capacità di pensiero critico, resilienza e comprensione della democrazia. Questa è la conclusione principale del rapporto “Le crisi economiche nell’insegnamento della storia”, pubblicato dall’Osservatorio sull’insegnamento della storia in Europa del Consiglio d’Europa. Questa conclusione si basa sull’analisi del modo in cui 17 paesi trattano le crisi economiche nei programmi scolastici, nei libri di testo e nelle aule.
Punti salienti del rapporto
Questo secondo rapporto tematico esamina il modo in cui gli studenti apprendono le cause e le conseguenze di eventi storici, quali la Grande depressione e la crisi finanziaria globale del 2008, e il modo in cui questi insegnamenti contribuiscono alla loro educazione civica e alla loro responsabilizzazione in quanto elettori.
Il rapporto indica che le crisi economiche sono parte dei programmi nazionali di storia in tutti i 17 paesi oggetto di studio, mentre in 16 sono una materia obbligatoria. La Grande depressione rimane l’evento più insegnato, spesso come punto di partenza per trattare i temi della disuguaglianza sociale e dell’instabilità politica e le risposte che può apportare la democrazia.
I docenti osservano che trattare questo argomento aiuta gli studenti a mettere in relazione l’economia, la politica e la società, favorendo le capacità analitiche e di pensiero critico. Occorrono tuttavia approcci più interdisciplinari e risorse educative adeguate per esplorare l’impatto umano e sociale delle crisi.
Il rapporto evidenzia come l’apprendimento delle crisi passate aiuti gli studenti a resistere alla retorica del capro espiatorio e all’estremismo e li prepari a valutare in modo più critico la situazione economica e politica attuale. (Continuare a leggere...)
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Video dimostrativo sull’utilizzo dello strumento
Osservatorio sull'insegnamento della storia in Europa

