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Nuova indagine: nel 2019 il tasso di detenzione in Europa è rimasto stabile

Consiglio d'Europa Strasburgo 7 aprile 2020
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Nuova indagine: nel 2019 il tasso di detenzione in Europa è rimasto stabile

La Segretaria generale Pejčinović Burić chiede agli Stati di ricorrere ad alternative alla privazione della libertà e di proteggere al contempo la popolazione carceraria e il personale penitenziario.

Tra il 2018 e il 2019, il tasso globale di detenzione in Europa, ovvero il numero di detenuti ogni 100.000 abitanti, è rimasto stabile, secondo le Statistiche penali annuali del Consiglio d’Europa per il 2019 (SPACE I) pubblicate oggi (vedere anche i principali risultati).

Al 31 gennaio 2019, si contavano 1.540.484 detenuti nelle 50 amministrazioni penitenziarie (su 52) degli Stati membri del Consiglio d’Europa per le quali sono disponibili tali dati, il che significa che il tasso globale di detenzione, un indicatore principalmente determinato dalla durata delle pene di reclusione, era di 106 detenuti ogni 100.000 abitanti. Nelle 45 amministrazioni penitenziarie che hanno fornito dati per gli anni 2018 e 2019, il tasso globale di detenzione è rimasto stabile, registrando solo un lievissimo aumento (da 104 a 104,5 detenuti ogni 100.000 abitanti). È rimasto stabile anche il numero di detenuti senza condanna definitiva (22%).

Nel contesto della pandemia da coronavirus (COVID-19), la Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, ha sottolineato la necessità che le autorità competenti prendano in considerazione la dichiarazione di principi pubblicata dal Comitato per la prevenzione della tortura (CPT), relativa al trattamento delle persone private della libertà. “Le amministrazioni penitenziarie e tutte le autorità competenti devono cercare di ricorrere a misure alternative alla privazione della libertà, in particolare nelle situazioni di sovraffollamento, e fare tutto il possibile per proteggere la popolazione carceraria e il personale penitenziario”, ha dichiarato la Segretaria generale.

Intervista a Marcelo Aebi, co-autore del rapporto sulle prigioni europee 2019

 


Comunicato stampa
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