Dichiarazione del Segretario generale Alain Berset e dell’Alta rappresentante Kaja Kallas in occasione della Giornata europea e mondiale contro la pena di morte, il 10 ottobre 2026:
L’Unione europea e il Consiglio d’Europa sono categoricamente contrari alla pena di morte, in tutti i casi e in tutte le circostanze.
Nel corso dell’ultimo anno sono stati compiuti ulteriori progressi verso l’abolizione universale. Il Libano ha abolito la pena di morte ad agosto 2026. Il Gambia e il Vietnam hanno ridotto il numero di reati punibili con la pena di morte, mentre la Sierra Leone ha ratificato il secondo Protocollo opzionale relativo al Patto internazionale sui diritti civili e politici, escludendo qualsiasi esecuzione nel territorio sotto la propria giurisdizione. Anche la Cambogia, la Repubblica Centrafricana e il Ciad hanno adottato misure in vista della sua ratifica. Questi esempi ricordano che il cambiamento è sempre possibile.
Sono stati individuati solo 17 paesi in cui sono state eseguite condanne a morte nel 2025, ma il forte aumento delle esecuzioni è allarmante. Il numero di esecuzioni registrate è aumentato del 78% rispetto al 2024. La maggior parte ha avuto luogo in Iran, ma si sono registrati aumenti significativi anche in Egitto, Kuwait, Arabia Saudita, Singapore e Yemen. Le esecuzioni sono proseguite anche negli Stati Uniti. Le esecuzioni effettuate in Cina non figurano nelle statistiche mondiali a causa del segreto di Stato, sebbene si stimi che lo scorso anno siano state eseguite migliaia di condanne a morte nel paese. La Bielorussia rimane l’unico paese europeo ad applicare la pena di morte.
Inoltre, il persistente ricorso alla pena di morte per reati legati alla droga è particolarmente preoccupante. Secondo il diritto internazionale in materia di diritti umani, la pena capitale è riservata ai crimini più gravi, ovvero a reati di estrema gravità che comportano l’omicidio intenzionale. Ricorrere alla pena di morte per punire la produzione e il traffico di droga non soddisfa tale requisito, né è efficace. I dati dimostrano che non ha un effetto deterrente maggiore rispetto ad altre pene. La pena di morte priva inoltre ogni condannato della speranza di riabilitazione e comporterà sempre il rischio di un errore giudiziario irreversibile.
In occasione di questa Giornata europea e mondiale contro la pena di morte, l’Unione europea e il Consiglio d’Europa invitano tutti gli Stati che mantengono la pena capitale a istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni, come primo passo verso l’abolizione. In attesa di tale abolizione, una moratoria dovrebbe portare alla commutazione delle condanne a morte già pronunciate e al pieno rispetto del diritto e delle norme internazionali in materia di diritti umani.
L’Unione europea e il Consiglio d’Europa rimangono fermamente contrari a qualsiasi tentativo di reintrodurre o estendere la pena di morte, anche in Europa. Al fianco dei loro partner internazionali, della società civile e dei professionisti del diritto, continueremo a promuovere un dibattito democratico fondato sui diritti umani e sullo Stato di diritto, con l’obiettivo di giungere all’abolizione universale. A tal proposito, il recente Congresso mondiale contro la pena di morte tenutosi in Francia ha messo in luce il ruolo determinante che può svolgere la magistratura nell’abolizione, nonché l’importanza di mobilitare i giovani. Accogliamo con favore la decisione del Marocco di ospitare il 10° Congresso mondiale nel 2029.
La pena di morte, compreso il processo che porta all’esecuzione, costituisce un trattamento inumano e degradante. Invitiamo tutti gli Stati a privilegiare la giustizia riparativa e ad aderire al crescente movimento mondiale che rifiuta la pena capitale.
Decisione del Comitato dei Ministri relativa alla pena di morte

