L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha espresso preoccupazione rispetto alle “crescenti minacce per il pluralismo e l’indipendenza dei media”, citando il crescente controllo sulla linea editoriale dei media da parte di attori politici ed economici; le crescenti pressioni sui media del servizio pubblico, l’emergere dei “deserti dell’informazione” e la predominanza del mercato da parte di piattaforme online.
La risoluzione adottata dall’Assemblea parlamentare sulla base del rapporto di Valentina Grippo (Italia, ADLE) afferma che “la sostenibilità dei media è in pericolo”, in particolare per quanto riguarda il giornalismo locale, investigativo e transfrontaliero. I giornalisti sono esposti a pressioni provenienti da potenti fonti informative e dai loro principali, il che crea un clima favorevole alla censura e all’autocensura, evidenziano i parlamentari.
È necessario resistere alle interferenze politiche nei media
La risoluzione sottolinea che “l’indipendenza editoriale dei media deve essere protetta a ogni costo” e che la governance e il finanziamento dei media del servizio pubblico devono essere regolamentati e monitorati “al fine di prevenire qualsiasi interferenza politica”.
Ha chiesto pertanto ai paesi europei di introdurre “per le autorità nazionali di regolamentazione dei media l’obbligo di regolamentare e monitorare il pluralismo dei media nel settore audiovisivo” e ha proposto di abrogare o modificare le leggi utilizzate per intimidire i giornalisti, in particolare quelle relative alla diffamazione penale e le disposizioni troppo generiche sulle “notizie false” o sui “segreti di Stato”.
Tra le misure indicate nella risoluzione, l’Assemblea parlamentare raccomanda che i servizi di interesse generale, in particolare i media del servizio pubblico, abbiano la giusta visibilità su tutte le piattaforme e che l’integrità dei servizi dei media sia tutelata da scorrette pratiche di manipolazione delle piattaforme online. Inoltre, invita il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa a collaborare con gli Stati membri e l’UE per creare un database paneuropeo sulla proprietà dei media in tutto il continente.

