Indietro Il Comitato contro la tortura del Consiglio d’Europa chiede il miglioramento delle condizioni nelle carceri e ulteriori misure per prevenire i maltrattamenti da parte della polizia

Il Comitato ha ispezionato 182 luoghi di detenzione in Europa nel 2025
Il sovraffollamento delle carceri post-pandemia potrebbe diventare la norma in Europa

Il sovraffollamento delle carceri post-pandemia potrebbe diventare la norma in Europa

Nel suo rapporto annuale 2025, il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura (CPT), pur riconoscendo i progressi compiuti negli ultimi anni in determinate aree, ha evidenziato preoccupanti segnali relativi al trattamento e alle condizioni di vita delle persone private della libertà in Europa. Tali questioni includono il riemergere dei maltrattamenti in alcuni paesi, il problema dell’impunità associato ai maltrattamenti da parte della polizia e il sovraffollamento delle carceri. Il Comitato chiede pertanto ai governi di migliorare le condizioni di detenzione e di prendere ulteriori misure per prevenire i maltrattamenti da parte della polizia.

Il rapporto fornisce una panoramica delle sfide persistenti ed emergenti nella gestione della detenzione in Europa, in particolare nelle stazioni di polizia, nelle carceri, nei centri di detenzione amministrativa per immigrati, negli istituti di salute mentale e nelle case di accoglienza. Richiama l’attenzione sulle tendenze osservate durante le visite condotte dal Comitato nei paesi e sulle raccomandazioni del CPT di lunga data che non sono state ancora attuate.

Il sovraffollamento delle carceri rischia di diventare la norma in Europa

Il CPT esprime rammarico per il fatto che il sovraffollamento delle carceri rischia di diventare la norma in molti sistemi penitenziari d’Europa a causa di un continuo aumento della popolazione carceraria dalla pandemia da Covid-19, fenomeno che interessa in particolar modo le persone in custodia cautelare. Il Comitato sottolinea che il sovraffollamento non solo mina il funzionamento delle carceri e potenzialmente espone le persone a trattamenti inumani e degradanti, ma inoltre favorisce attività criminali all’interno delle carceri, corrode le relazioni tra personale penitenziario e detenuti e accresce il rischio di violenze, di tensioni e di deterioramento della salute mentale sia per i detenuti sia per il personale.

Il Comitato sottolinea che il problema del sovraffollamento può essere affrontato attraverso approcci multidimensionali, che includono la revisione delle politiche di condanna, la promozione di alternative alla detenzione e l’introduzione di un limite rigoroso al numero di detenuti che può ospitare ogni carcere. In tale contesto, la rinnovata volontà dei governi, osservata negli ultimi anni, di esternalizzare la detenzione in altri paesi sarà seguita con attenzione.

Alan Mitchell, Presidente del CPT, ha dichiarato: “Sebbene il CPT abbia osservato molte buone pratiche nel corso delle sue visite nei luoghi di detenzione, persistono importanti lacune. I maltrattamenti sono riemersi in luoghi in cui vi erano stati progressi nel combatterli. L’efficacia di alcuni meccanismi di supervisione è diminuita e un senso di impunità si è diffuso tra gli autori di atti illeciti. In alcuni Stati, la perdita di controllo istituzionale nelle carceri, unita a un’infrastruttura sotto pressione, crea condizioni che portano a garanzie più fragili e al rischio che possano riemergere pratiche dannose”.

Il sovraffollamento, la carenza di personale e la mancanza di una formazione adeguata per il personale minano il corretto funzionamento delle carceri e la reintegrazione dei detenuti nella società. I governi dovrebbero dimostrare volontà politica e prendere misure decise per risolvere il problema del sovraffollamento nelle carceri e assicurare il rispetto della dignità umana delle persone detenute, in particolare attraverso un regime, un’assistenza e condizioni di vita adeguati”, ha sottolineato Mitchell.

“Il modo in cui le società trattano le persone in stato di detenzione, anche nelle carceri, è essenziale per rafforzare la protezione dei diritti umani. Il CPT collabora con gli Stati per assicurare efficaci garanzie per i diritti umani e la dignità umana”, ha aggiunto.

Nel rapporto, il Comitato esprime inoltre preoccupazione per i regimi di custodia cautelare e di alta sicurezza. In diversi paesi, le persone in custodia preventiva rimangono spesso confinate nelle loro celle per più di 22 ore al giorno, talvolta per mesi, il che potrebbe essere particolarmente dannoso. Il CPT riconosce le sfide poste dai gruppi della criminalità organizzata, ma sottolinea tuttavia la necessità di assicurare garanzie e una supervisione adeguate per impedire che i regimi di alta sicurezza comportino situazioni di isolamento di fatto e restrizioni eccessive.

Maggiore professionalità nelle forze dell’ordine

Per quanto riguarda le strutture della polizia, il CPT ha osservato un miglioramento nella professionalità del personale delle forze dell’ordine. Il numero di accuse di maltrattamenti fisici inflitti da funzionari della polizia è diminuito, in particolare durante gli interrogatori di persone sospettate di reati penali. I maltrattamenti si registrano principalmente al momento dell’arresto e durante gli interrogatori informali. Per affrontare questo problema, il CPT raccomanda ai governi di dare particolare rilievo alla formazione dei funzionari delle forze dell’ordine nei metodi di interrogatorio e di applicare una politica di tolleranza zero nei confronti della violenza.

Il rapporto indica che la questione della responsabilità e la lotta contro l’impunità rimangono sfide significative. Il CPT sostiene l’utilizzo di dispositivi di identificazione visibili da parte dei funzionari delle forze dell’ordine, l’istituzione di meccanismi di reclamo solidi e l’utilizzo della videosorveglianza e di telecamere indossabili come strumenti di prevenzione.

Preoccupazioni riguardanti i “respingimenti” in ambito migratorio

Nel corso delle visite nei centri di detenzione amministrativa per immigrati, il CPT ha continuato a constatare gravi lacune, tra cui sovraffollamento, strutture inadeguate e scarse condizioni materiali. Il rapporto include gravi preoccupazioni per il trattamento dei migranti in situazioni di vulnerabilità, ad esempio i minori e le madri con bambini piccoli, per i quali dovrebbero essere previste alternative alla detenzione. Il Comitato esprime inoltre preoccupazione per i “respingimenti”, ovvero le situazioni in cui le persone fermate dalle forze dell’ordine vengono sommariamente e forzatamente rimandate oltreconfine, via terra o via mare, e in cui talvolta vengono commesse gravi violenze fisiche.

Durante il monitoraggio degli istituti di salute mentale, il CPT ha osservato molte buone pratiche. Persistono tuttavia sfide significative, spesso associate a una carenza di personale sanitario, in particolare questioni come il consenso al trattamento e il ricorso a pratiche quali l’isolamento o la contenzione meccanica o chimica, che richiederebbero una supervisione più rigorosa e una maggiore responsabilità.

A novembre 2025, il CPT ha adottato una norma aggiornata sui servizi sanitari nelle carceri e pubblicherà una nuova norma sulle case di accoglienza nel 2026.

Più in generale, nel 2025, il CPT ha condotto 22 visite in 20 paesi. Ha visitato 182 luoghi di detenzione, tra cui 74 carceri, 69 stazioni di polizia, 17 ospedali psichiatrici, 11 centri di detenzione amministrativa per immigrati e 10 case di accoglienza.

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Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) visita i luoghi di detenzione negli Stati parte della Convenzione europea per la prevenzione della tortura per valutare il trattamento delle persone private della libertà, al fine di migliorare, ove necessario, la loro protezione dalla tortura e dalle pene o trattamenti inumani o degradanti. Questi luoghi includono carceri, centri di detenzione minorile, stazioni di polizia, centri di detenzione amministrativa per immigrati, ospedali psichiatrici e case di accoglienza. Dopo ogni visita, il CPT invia al governo interessato un rapporto contenente le sue conclusioni e raccomandazioni.


 Leggi il rapporto annuale del CPT 

Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) Strasburgo 15 aprile 2026
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