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Minacciata l’indipendenza dei giudici e della magistratura

Commissario per i diritti umani Strasburgo 3 settembre 2019
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Minacciata l’indipendenza dei giudici e della magistratura

L’indipendenza della magistratura è alla base dello Stato di diritto ed è indispensabile per il corretto funzionamento della democrazia e per il rispetto dei diritti umani. Il diritto fondamentale a “un processo equo” effettuato da “un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge” è sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e da molteplici testi giuridici nazionali e internazionali. Per molto tempo, abbiamo goduto di tale diritto senza incontrare grandi ostacoli e questo rimane il caso in numerosi Stati membri del Consiglio d’Europa. Tuttavia, sempre più spesso osserviamo dei preoccupanti tentativi da parte del potere esecutivo e legislativo di esercitare la propria influenza al fine di impartire istruzioni alla magistratura e di indebolire l’indipendenza giudiziaria.

Le questioni riguardanti lo Stato di diritto e l’indipendenza del sistema giudiziario figurano tra le mie principali aree di lavoro fin dall’inizio del mio mandato. Me ne sono occupata in quattro dei nove paesi in cui ho condotto delle visite fino a oggi. Nel rapporto sull’Ungheria, preparato a seguito della visita effettuata lo scorso febbraio, ho espresso preoccupazione in merito agli effetti di numerosi provvedimenti legislativi adottati a partire dal 2010 in materia di poteri e indipendenza dei magistrati ungheresi. Ho sottolineato la necessità di rispettare i controlli e i contrappesi nell’amministrazione del potere giudiziario e ho messo in guardia circa il pericolo di politicizzazione. La mia raccomandazione principale era quella di rafforzare l'autogoverno collettivo del sistema giudiziario.

Nel corso della visita di marzo in Polonia, ho sollevato la questione della riforma giudiziaria del paese, che è stata affiancata da una campagna finanziata con fondi pubblici tesa a screditare i giudici e a denigrare le dichiarazioni di alti funzionari. Ho concluso che tale riforma aveva avuto un impatto notevole sul funzionamento e sull’indipendenza del sistema giudiziario, compresi la Corte costituzionale e il Consiglio nazionale della magistratura. Ho ugualmente criticato la rimozione dall’incarico, la sostituzione o la retrocessione di centinaia di presidenti di tribunali e pubblici ministeri, l’adozione di procedimenti disciplinari contro dei giudici e dei pubblici ministeri che avevano espresso apertamente la propria opinione, e la fusione delle funzioni di Ministro della giustizia e di procuratore generale, che implica un potere considerevole concentrato nelle mani di un unico responsabile politico in carica.


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