Aggiornato il 20 agosto 2026

Dal 24 febbraio 2022, l’aggressione su larga scala condotta dalla Russia contro l’Ucraina ha provocato numerose morti, sofferenza e distruzione. La guerra è stata segnata da crimini di guerra documentati, tra cui atti di tortura, trattamenti inumani e violenze sessuali. L’aggressione ha inoltre causato estesi e profondi danni a edifici e infrastrutture critiche in quasi tutte le regioni del paese.

Responsabilità e risarcimento

In occasione del Vertice di Reykjavík del Consiglio d’Europa, tenutosi a maggio 2023, è stato deciso di istituire, sotto gli auspici del Consiglio d’Europa, il Registro dei danni causati dall’aggressione della Federazione russa contro l’Ucraina. Ad aprile 2024 il Registro è stato aperto alla presentazione delle richieste di risarcimento. Il Registro ha sede all’Aia (Paesi Bassi), con un ufficio satellite in Ucraina, ed è stato istituito per un periodo iniziale di tre anni.

Il Registro, lanciato per costituire un archivio di tutte le richieste ammissibili di risarcimento per i diffusi danni, perdite e lesioni causati dall’aggressione della Federazione russa contro l’Ucraina, rappresenta un meccanismo chiave attraverso il quale gli individui, le imprese e lo Stato ucraino possono chiedere risarcimento ai sensi del diritto internazionale. L’elenco delle categorie delle richieste di risarcimento è consultabile qui.

L’istituzione del Registro dei danni è stato il primo passo verso il riconoscimento delle responsabilità della Russia. I lavori per un meccanismo di risarcimento e la creazione di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, nel quadro del Consiglio d’Europa, sono altresì a buon punto. L’istituzione del Tribunale speciale è stata richiesta dalle autorità ucraine il 13 maggio 2025 e approvata nella riunione annuale dei Ministri degli Esteri del Consiglio d’Europa in Lussemburgo il giorno successivo.

Il 25 giugno 2025, a Strasburgo, il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy e il Segretario generale del Consiglio d’Europa Alain Berset hanno siglato un accordo per la creazione del Tribunale speciale, che ne include lo Statuto. Dopo la firma dell’accordo, le parti interessate – compresi gli Stati membri del Consiglio d’Europa e gli Stati non membri di tutto il mondo, oltre all’Unione Europea – hanno iniziato a valutare la possibilità di aderire a un Accordo Parziale Allargato (Enlarged Partial Agreement, EPA) per la gestione del Tribunale speciale. Nel corso della riunione annuale del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, tenutasi a Chisinau il 15 maggio 2026, 36 paesi e l’Unione europea hanno espresso la loro intenzione di aderire all’Accordo.

In parallelo, sono in corso i lavori per l’istituzione di una Commissione internazionale per i reclami, secondo tappa di un meccanismo di risarcimento completo per le vittime della guerra di aggressione condotta dalla Federazione russa. Una volta istituita, la Commissione esaminerà e valuterà le richieste e prenderà decisioni in merito al risarcimento per i danni, le perdite e le lesioni causati dall’aggressione della Federazione russa contro l’Ucraina e nel suo territorio. La Commissione per i reclami poggia direttamente sul Registro dei danni per l’Ucraina e opererà in qualità di organo amministrativo indipendente nel quadro del Consiglio d’Europa. Il Registro e le sue attività saranno trasferiti alla Commissione internazionale per i reclami quando quest’ultima sarà istituita.

La base giuridica di tale organo, ovvero la Convenzione che istituisce una Commissione internazionale per i reclami per l’Ucraina, è stata aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa, dell’Unione europea (UE) e di altri Stati nel corso di una conferenza diplomatica organizzata congiuntamente dal Consiglio d’Europa e dai Paesi Bassi all’Aia il 16 dicembre 2025. La Commissione per i reclami sarà istituita al momento dell’entrata in vigore della Convenzione, la quale necessita della ratifica di 25 paesi o organizzazioni di integrazione regionale, oltre a sufficienti impegni finanziari per sostenere i lavori iniziali della Commissione. Ad agosto 2026, la Convenzione conta 40 firmatari e, tra questi, otto Stati e l’UE hanno anche proceduto alla ratifica. Il comitato preparatorio della Commissione internazionale per i reclami ha tenuto la sua prima riunione a giugno 2026 all’Aia.

Corte europea dei diritti dell’uomo

La Corte europea dei diritti dell’uomo conta attualmente circa 9.300 ricorsi individuali pendenti riguardanti i conflitti nella Repubblica autonoma di Crimea, nella città di Sebastopoli e nell’Ucraina orientale, nonché le operazioni militari condotte dalla Russia in Ucraina da febbraio 2022. Inoltre, attualmente vi sono tre procedimenti interstatali pendenti contro la Russia presso la Corte europea dei diritti dell’uomo relativi agli eventi in Ucraina. Il 9 luglio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha pronunciato una sentenza nel procedimento interstatale Ucraina e Paesi Bassi c. Russia. Il caso riguardava il conflitto iniziato nell’Ucraina orientale nel 2014, a seguito dell’arrivo nelle regioni di Donetsk e Luhansk di gruppi armati filorussi, conflitto poi intensificatosi dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, iniziata il 24 febbraio 2022. Riguardava inoltre l’abbattimento del volo MH17 sull’Ucraina orientale nell’estate del 2014, in cui persero la vita tutti i passeggeri a bordo, molti dei quali cittadini olandesi.

La Corte ha ritenuto la Russia responsabile di diffusi e flagranti abusi dei diritti umani derivanti dal conflitto in Ucraina dal 2014, in violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha stabilito che la Russia era responsabile di ripetute violazioni dei diritti umani e di aver violato il diritto alla vita abbattendo il volo MH17, aggravando inoltre la sofferenza dei familiari delle vittime del disastro a causa del comportamento non collaborativo e ostruzionistico nell’ambito degli sforzi internazionali volti a fare piena luce sui fatti.

Sebbene dopo l’esclusione dal Consiglio d’Europa a marzo 2022 la Russia abbia cessato di essere uno Stato parte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo il 16 settembre 2022, rimane di competenza della Corte europea dei diritti dell’uomo trattare le presunte violazioni commesse prima di tale data e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa continua a monitorare l’attuazione delle sentenze della Corte.

L’8 dicembre 2025, il Comitato dei Ministri ha emesso la sua prima decisione su questa sentenza interstatale chiave. Il Comitato ha condannato gli illeciti attacchi militari sui civili e sulle infrastrutture civili in Ucraina, la condotta degli agenti russi nel territorio occupato e il sequestro e il trasferimento illecito in Russia di bambini ucraini. 

I bambini dell’Ucraina

Il lavoro volto a garantire il riconoscimento di responsabilità è solo una parte della più ampia risposta del Consiglio d’Europa alla guerra della Russia contro l’Ucraina. Un’altra importante area d’azione è garantire la protezione dei diritti umani dei bambini dell’Ucraina, sia all’interno del paese sia in altri paesi europei.

A maggio 2023, al Vertice di Reykjavik, i capi di Stato e di governo del Consiglio d’Europa hanno chiesto al Consiglio d’Europa di intervenire sulla situazione dei bambini dell’Ucraina e di garantire la protezione dei loro diritti umani e delle loro libertà fondamentali.

Come risultato diretto della Dichiarazione di Reykjavik durante il Vertice, nel 2023 è stato creato il Gruppo di consultazione sui bambini dell’Ucraina (CGU). Si tratta di una piattaforma di cooperazione multilaterale unica, dedicata a rafforzare i diritti dei bambini colpiti dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, ovvero i minori fuggiti negli Stati membri del Consiglio d’Europa, quelli che sono rimasti in Ucraina e quelli che vi hanno fatto ritorno, compresi i bambini trasferiti illecitamente. Nell’ambito del suo lavoro, il CGU individua e affronta le carenze e le problematiche riguardanti la protezione, al fine di sviluppare strumenti pratici per trattare in modo efficace la difficile situazione dei bambini dell’Ucraina.

Il CGU si occupa di numerosi temi, quali l’accesso all’istruzione, la comprensione dei rischi di tratta di bambini ucraini e la risposta a tali rischi, il rafforzamento di regimi di tutela efficaci per i bambini dell’Ucraina negli Stati membri del Consiglio d’Europa, l’attuazione di un accompagnamento psicologico efficace e di cure che tengano conto dei traumi subiti, la promozione di un giornalismo attento ai traumi e la considerazione dell’impatto della guerra sui bambini con disabilità. Il CGU, attualmente nella sua seconda fase, si occupa inoltre della questione riguardante la responsabilità delle atrocità commesse sui bambini e si interessa in particolar modo della giustizia adatta ai minori e incentrata sulle vittime, come anche dell’accesso a vie di ricorso. Il CGU esaminerà altresì l’impatto della militarizzazione e dell’indottrinamento sulla salute mentale, sullo sviluppo e sull’identità dei bambini ucraini, come anche delle violenze facilitate dalla tecnologia e dall’IA nei confronti dei bambini in tempo di guerra, elaborando al contempo linee guida concrete relative alle violenze sessuali legate ai conflitti commesse su minori.

A febbraio 2025, Thórdís Kolbrún Reykfjord Gylfadóttir (Islanda) è stata nominata Inviata speciale del Segretario generale del Consiglio d’Europa sulla situazione dei bambini ucraini. La sua missione è in particolar modo quella di favorire la cooperazione internazionale, sensibilizzare rispetto alle difficoltà che affrontano i bambini ucraini e promuovere le norme, le iniziative e le attività del Consiglio d’Europa destinate ad aiutare i bambini dell’Ucraina. È inoltre incaricata di assicurare il coordinamento interno e la cooperazione con tutte le strutture coinvolte del Consiglio d’Europa, in particolare con il CGU e il Registro dei danni.

Altre misure di sostegno

L’Organizzazione fornisce inoltre regolarmente consulenza giuridica e politica all’Ucraina, formando esperti di indagini e professionisti che lavorano a contatto con le vittime di violenza, in particolar modo le donne, anche attraverso l’apposito Piano d’azione del Consiglio d’Europa dedicato all’Ucraina “Resilienza, ripresa e ricostruzione” (2023-2026), con un bilancio record di 50 milioni di euro.

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e il Congresso dei poteri locali e regionali sono anch’essi attivi nell’affrontare le conseguenze dell’aggressione della Russia e nel sostenere l’Ucraina e il suo popolo.