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Diritto a un ambiente sano: ridurre le disuguaglianze, tutelare i diritti dei migranti climatici e promuovere politiche di ricerca e sviluppo

Sessione dell'Assemblea parlamentare Strasburgo 29 settembre 2021
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Diritto a un ambiente sano: ridurre le disuguaglianze, tutelare i diritti dei migranti climatici e promuovere politiche di ricerca e sviluppo

Nell’adottare oggi a Strasburgo una risoluzione, basata su un rapporto di Edite Estrela (Portogallo, SOC), l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha dichiarato che l’accesso al diritto fondamentale a un ambiente sicuro, pulito e sano non è uniformemente rispettato a livello delle regioni, dei paesi e degli individui, sottolineando che gli effetti dei cambiamenti climatici hanno un impatto sproporzionato sui paesi poveri, come pure sui gruppi svantaggiati, le minoranze, le donne e i bambini.

Il testo adottato propone una serie di misure volte a combattere le disuguaglianze in materia di diritto a un ambiente sano derivanti dalle differenze economiche tra i paesi e all’interno dei vari paesi. “Qualsiasi nuovo strumento giuridicamente vincolante sul diritto a un ambiente sicuro, pulito e sano dovrà affrontare tutte le fonti delle disuguaglianze, al fine di ridurle al minimo,” ha dichiarato l’Assemblea.

In una seconda risoluzione, basata su un rapporto preparato da Pierre-Alain Fridez (Svizzera, SOC), l’APCE ha sottolineato l’importanza di proteggere i diritti delle popolazioni costrette ad emigrare a causa di catastrofi naturali o di altre difficoltà dovute al cambiamento climatico, con un’attenzione particolare rivolta ai gruppi vulnerabili.

L’Assemblea raccomanda segnatamente di rafforzare la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti urgenti nei paesi di origine dei migranti, in modo da trovare soluzioni ai problemi di sicurezza alimentare e idrica, o di sicurezza personale e politica. Secondo i parlamentari, il diritto a un ambiente sano dovrebbe inoltre essere incorporato negli strumenti internazionali che possono influire sulle migrazioni, quali gli strumenti di preparazione e risposte alle catastrofi, le strategie di sviluppo economico o gli accordi in materia di produzione energetica.

Nell’adottare una terza risoluzione, basata sul rapporto preparato da Olivier Becht (Francia, ADLE), l’Assemblea ha esortato gli Stati a rivedere le loro politiche di ricerca e sviluppo, in modo da dare priorità al settore dell’economia verde, della transizione energetica e dell’economia circolare, al fine di conseguire l’obiettivo della neutralità carbonica  entro il 2050.

L’APCE ha raccomandato agli Stati di mantenere i progetti di ricerca fondamentale, grazie ai quali si possono scoprire nuove fonti di energia rinnovabile, e di riflettere su nuove forme di finanziamento della ricerca, in particolare sulla possibilità di emettere delle “obbligazioni verdi” accessibili al pubblico. Ha proposto che il Comitato dei Ministri definisca un quadro giuridico, quale un accordo parziale allargato, nel cui ambito gli Stati membri possano condividere idee e mezzi di ricerca per condurre progetti mirati, e creare una banca di risorse strategiche necessarie alla transizione  energetica, al fine di rafforzare l’indipendenza strategica dei paesi europei.


 Sito web dell'Assemblea parlamentare


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