
Strasburgo, 6/11/2013 – “L’esternazione da parte dell’Unione europea delle politiche di controllo delle frontiere esterne ha effetti deleteri sui diritti dell’uomo, in particolar modo, sul diritto di lasciare un paese, condizione preliminare e necessaria per il pieno godimento degli altri diritti, specialmente del diritto di richiedere asilo”, ha dichiarato quest’oggi Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in occasione della pubblicazione di uno studio dedicato al diritto di lasciare un paese.
“Il diritto di lasciare un paese, inscritto nella maggior parte degli strumenti più importanti relativi ai diritti umani, ha come obiettivo fare in modo che le persone possano circolare liberamente, senza ostacoli ingiustificati. L’UE ha adottato un approccio di controllo delle frontiere e dell’immigrazione che suscita gravi preoccupazioni. Infatti, porta paesi terzi a modificare la propria legislazione e le proprie pratiche in un modo in cui c’è il rischi di implicare violazioni dei diritti umani, specialmente del diritto di lasciare un paese, del divieto delle espulsioni collettive e del diritto di chiedere asilo e di beneficiarne”.
Tra le misure che suscitano preoccupazioni quanto alla propria compatibilità con i diritti umani figurano la schedatura etnica nei punti di passaggio delle frontiere, le sanzioni imposte alle compagnie aeree che non effettuano attività di polizia, la confisca dei documenti di viaggio, gli accordi di riammissione e la pratica illegale e molto problematica del rimpatrio, che consiste nell’intercettare persone in mare o in frontiere su terra e nel rimandarle nei luoghi di partenza.
“Le conseguenze di queste misure sono particolarmente evidenti nei Balcani occidentali, dove i paesi sono fortemente incitati a ridurre il numero dei propri cittadini che richiedono asilo nell’UE: qualunque stato che non ottemperi rischia di vedersi reintrodurre l’obbligo dei visti per tutti i propri espatriati”. (segue...)