
Strasburgo, 02.10.2013 – Gli "informatori" (whistleblowers) che agiscono nell’interesse generale, segnalando abusi commessi dagli Stati, devono essere tutelati contro le rappresaglie, purché agiscano in buona fede e seguano le procedure applicabili, ha affermato l’Assemblea parlamentare.
La risoluzione adottata, intitolata "Sicurezza nazionale e accesso all’informazione", ritiene che "gli interessi legittimi di sicurezza nazionale chiaramente definiti" costituiscano motivo sufficiente per non divulgare le informazioni detenute dalle autorità, ma sottolinea la necessità di stabilire limiti ragionevoli per invocare la « sicurezza nazionale" come giustificazione per la segretezza. Crimini quali omicidi, scomparse forzate, tortura o rapimenti, commessi da agenti di uno Stato, non meritano di essere protetti a nome del "segreto di Stato".
L’accesso all’informazione deve essere concesso ogni qualvolta il pubblico interesse della divulgazione dell’informazione sia più forte dell’interesse delle autorità a mantenerla segreta, in particolare quanto tale informazione "fornisce elementi importanti di riflessione per un dibattito pubblico in corso".
Secondo l’autore del rapporto, l’on. Arcadio Díaz Tejera (Spagna, SOC), le rivelazioni di Wikileaks non sembrano avere avuto gravi ripercussioni diplomatiche, né avere causato durevoli pregiudizi: "Tale fuga di informazioni su vasta scala ha consentito di trarre un insegnamento: la pubblicazione di informazioni relativamente sensibili non arreca danni così importanti come lo si poteva credere in passato. Ritengo pertanto assolutamente inappropriata l’estrema severità con la quale le autorità americane trattano B.Manning, il giovane soldato che sarebbe la “fonte” di tali fughe di notizie". (segue...)