
In Europa, le coppie costituite da persone dello stesso sesso non godono degli stessi diritti delle coppie eterosessuali poiché non possono circolare liberamente da un paese all’altro. Ciò è quanto rivelato da una conferenza del Consiglio d’Europa tenutasi nei giorni 18 e 19 novembre.
Organizzata dall’associazione militante francese L’Autre Cercle, in stretta cooperazione con la Città di Strasburgo, e con il patrocinio del Segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjørn Jagland, la conferenza ha ricercato soluzioni ai problemi del mutuo riconoscimento delle unioni e dei matrimoni tra persone dello stesso sesso nell’Unione europea e nei paesi membri del Consiglio d’Europa.
Attualmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso è autorizzato in 7 paesi europei e l’unione civile in 14 paesi. I restanti Stati mantengono legislazioni più restrittive, il cui effetto è quello di ostacolare la libera circolazione delle coppie dello stesso sesso, che rischiano così di perdere i loro diritti sociali, fiscali o parentali, o perfino la loro nazionalità.
Nel corso della conferenza, delle persone che si sono viste negare i propri diritti hanno fornito la loro testimonianza.