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Un decennio che ha segnato la storia – il Consiglio d’Europa, 1989-1999
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Discorso di Michail Gorbaciov

 

Breve biografia

Nacque nel 1931. Uomo politico russo. Figlio di un apparatchik, è responsabile della gioventù comunista nella sua facoltà durante gli studi universitari. Nel 1955 entra nel partito comunista, nel quale comincia la sua carriera politica come responsabile municipale, quindi regionale. Nel 1979 entra nel Politburo. Quasi subito protetto di Brejnev, due anni dopo la morte di quest’ultimo, diviene Segretario Generale del Partito comunista nel 1985. Assunto il potere, adotta una politica di riforme economiche e politiche note sotto il nome di perestroika (ristrutturazione) e glasnost (trasparenza). Sul piano internazionale, intraprende una politica di “distensione” con i paesi dell’ovest, che si concretizza nel suo discorso davanti all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel 1989 su “La casa comune europea”, che porta alla caduta della “cortina di ferro” e alla fine della guerra fredda.

 

Ritira, inoltre, le truppe sovietiche dall’Afghanistan. Quest’intervento gli fa ottenere il premio Nobel per la pace nel 1990. Divenuto capo di stato nel 1988, ottiene il rafforzamento dei poteri nel 1990. Ma in seguito a un rapido golpe organizzato dai suoi stessi collaboratori, rinuncia, durante l’estate del 1991, alle sue funzioni di Segretario Generale del PC. Quindi, nonostante l’istituzione della Comunità degli Stati indipendenti (CEI) annuncia, il 25 dicembre 1991, le sue dimissioni dalla carica di Presidente dell’URSS. Libero dal suo ruolo ufficiale, crea nel 1993 un’organizzazione non governativa, Green Cross International, impegnata, in particolare, nei problemi di risorse idriche e di disarmo. Nel 2001 fonda un partito social-democratico e invita la popolazione a votare per Putin.

 

Discorso del 5 ottobre 1998

Era il 1989 ed erano successe così tante cose – in Russia, in Europa, a livello internazionale e nelle relazioni sovietico-americane. In questo contesto, la mia visita era un’azione perfettamente logica poiché le relazioni con l’Europa erano prioritarie nella nostra politica estera e interna. La mia visita presso il Consiglio d’Europa, in qualità di Presidente del Soviet supremo e Segretario Generale, non era assolutamente fortuita ma del tutto voluta ed evidente. Il Consiglio d’Europa era un’istituzione ormai matura ed affermata, soddisfatta del processo di riforme democratiche che avevamo avviato, in particolare, in tema elettorale – per l’organizzazione di elezioni veramente libere.
Mi chiede se la mia visita presso il Consiglio d’Europa ha contribuito alla costruzione dell’Europa. Certamente! Il Consiglio d’Europa, a mio giudizio, stava concretizzando l’idea di un’Europa riconciliata e ne stava promuovendo l’unificazione. Credevo fortemente in quell’idea, allora come oggi. Penso che, attraverso la nostra azione comune, riusciremo a costruire, malgrado tutto, un’Europa unita, in questo grande continente.

Costruiremo la nostra grande casa europea, un ampio spazio di cooperazione in cui tutti si sentiranno a proprio agio, come se si trovassero nella propria casa. La partecipazione di rappresentanti della Russia e degli altri stati post-sovietici al lavoro di un’organizzazione così rinomata, è fondamentale nella prospettiva d’integrazione della grande Europa.

Dobbiamo costruire l’Europa sul comune accordo, fondando la grande casa europea. Siamo in un cantiere in piena attività, non ancora concluso. Dobbiamo integrare, a tal fine, gli sforzi dell’Ovest, dell’Est e del centro. Perché quest’esperienza è veramente unica. Sono davvero entusiasta di questo progetto di costruzione europea.

Certo, non possiamo ancora dire che le libertà e i diritti dell’uomo siano veramente protetti e garantiti: apprendiamo, ogni giorno, che delle persone sono state assassinate, che non siamo riusciti ad evitare la guerra in Cecenia, che la popolazione vive molto male e che intere regioni sono soggette al potere incontrastato di gruppi criminali organizzati. Tuttavia, il fatto stesso di collaborare con il Consiglio d’Europa e i suoi Stati membri, nel quadro di quest’Organizzazione, riveste un’enorme importanza. Penso che quest’apertura, in futuro, si rivelerà essenziale.
Per quanto concerne l’avvenire dell’Europa ed il ruolo della Russia, ho già dichiarato che la Russia è parte dell’Europa, nonostante si estenda fino all’Oceano Pacifico. Fa parte della cultura europea, ne condivide la storia, la filosofia, la religione. Siamo degli europei in tutto e per tutto. Questa realtà contestualizza, oggi come ieri, la posizione della Russia e della sua classe politica. Per questo la Russia ha bisogno dell’Europa, di un’Europa favorevole, desiderosa di intrattenere delle relazioni di collaborazione e di promuovere la democrazia. E ritengo che anche l’Europa abbia bisogno della Russia.
Man mano che la Russia uscirà da questo momento di crisi e ritroverà le sue forze, potrà partecipare, in modo sempre più decisivo, alla costruzione dell’Europa, alla grandezza dell’Europa e alla costituzione di un centro di potere che sarà, secondo me, il fulcro del nuovo ordine mondiale e delle relazioni internazionali tra i popoli del XXI secolo.

Man mano che la Russia uscirà da questo momento di crisi e ritroverà le sue forze, potrà partecipare, in modo sempre più decisivo, alla costruzione dell’Europa, alla grandezza dell’Europa e alla costituzione di un centro di potere che sarà, secondo me, il fulcro del nuovo ordine mondiale e delle relazioni internazionali tra i popoli del XXI secolo.