|
|
|
Consacrato nel 1950 dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, il diritto alla libertà d'espressione ha permesso ai mezzi di comunicazione del dopoguerra di emanciparsi progressivamente dalla tutela degli Stati. Oggi, la libertà d'informare e ricevere informazioni costituisce uno dei principi essenziali della democrazia.
L'insieme degli organi del Consiglio d'Europa ha contribuito a questa lenta conquista. Il Comitato dei Ministri, l'Assemblea parlamentare, oltre alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo hanno largamente partecipato alla definizione di una visione più rispettosa dell'indipendenza dei media.
Nel febbraio 1981, il Consiglio d'Europa ha creato un “Comitato direttivo per i mezzi di comunicazione di massa” (CDMM). Collegato alla Direzione Generale dei Diritti dell'Uomo, esso orienta e coordina le politiche del Consiglio d'Europa in materia di media.
Attraverso la giurisprudenza dell'articolo 10 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, la Corte europea dei Diritti dell'Uomo definisce i limiti della libertà di espressione. Essa ricorda che il diritto all'informazione prevale su qualunque interesse politico o economico ed è compito degli Stati difendere questa libertà fondamentale, pietra miliare delle nostre democrazie.
Questo spazio di libertà resta tuttavia alquanto fragile. Ogni anno, i rapporti delle diverse organizzazioni di difesa della libertà di stampa ricordano che le violazioni in materia sono ancora troppe. A tale riguardo, l'integrazione dei paesi ex-comunisti costituisce una vera sfida. Inoltre, l'impatto della globalizzazione sul paesaggio mediatico europeo è altrettanto influente sulla diversità e sul pluralismo dei media.
|
|
|
|