Le interviste del Consiglio d’Europa 
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Jacques Legendre (senatore, Francia), presidente della Commissione Cultura dell’APCE.
Intervista (16.03.2005)
Domanda: Qual è l’obiettivo dell’’audizione organizzata a Parigi, giovedì 17 marzo, dalla Commissione Cultura Scienze e Educazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE)?
Legendre: Vogliamo vedere il Consiglio d’Europa svolgere il proprio ruolo nei confronti di un tema che, purtroppo, è di grande attualità. Le manifestazioni di solidarietà nei confronti di Christian Chesnot e Georges Malbrunot, l’angoscia per Florence Aubenas e per il suo accompagnatore sono comuni a noi tutti.
La sottocommissione dei media della Commissione Cultura sta preparando un rapporto sulla problematica dei media e del terrorismo. Il seminario del 17 marzo a Parigi si tiene nel quadro della preparazione di questo rapporto. Cerchiamo di trovare delle risposte a tutta una serie di domande: in che misura i media possono servire da arma di propaganda per i terroristi? I media possono essere utili o ostacolare la lotta al terrorismo? Quale deve essere lo statuto giuridico dei siti internet quando sono utilizzati per mostrare atrocità perpetrate per mano dei terroristi, come decapitazioni di ostaggi…
Domanda: È previsto un piano d’azione. Qual è il calendario degli eventi futuri?
Legendre: Per il momento, stiamo preparando un rapporto, che sarà presentato alla Commissione Cultura e successivamente all’Assemblea parlamentare riunita in sessione plenaria. In seguito, bisognerà giungere a una raccomandazione dell’Assemblea parlamentare. È necessario che le cose non restino indietro e che i nostri lavori si concludano prima della fine del 2005.
Domanda: Oggi è possibile riuscire a definire una politica in materia di media? L’idea è di redigere una Carta o un “codice di buona condotta”?
Legendre: La creazione di “regole di condotta” genera immediatamente l’ombra della censura.
Inoltre, i codici non corrispondono mai completamente alle situazioni alle quali si è confrontati nella realtà. L’ideale è arrivare a una “cultura condivisa” da parte dei poteri pubblici e dei media. Penso all’adozione implicita di un codice di condotta comune. Se si riesce a creare una cultura forte di “ciò che si può fare” e “ciò che non si può fare”, la situazione sarà già migliore.
Domanda: Bisogna rinunciare a inviare i giornalisti in alcune zone di crisi come l’Iraq?
Legendre: Tutti i governi tremano all’idea della prigionia degli ostaggi, ma perfino non intervenire su una zona, può essere a favore dei terroristi.