RÚunion informelle des Ministres de la culture: źLe nouveau r˘le et les nouvelles responsabilitÚs des ministres de la culture pour initier le dialogue interculturel╗ - Strasbourg, les 17 et 18 fÚvrier 2003 

(version italienne seulement)

Discours de Pietro Ercole Ago, - Ambassadeur extraordinaire et PlÚnipotentiaire

Signor Presidente

Vorrei anche io ringraziare il Consiglio d’Europa per aver posto all’ordine del giorno dei suoi lavori il tema della cultura come strumento utile per la prevenzione dei conflitti.

Con questa sua scelta il Consiglio d’Europa rilancia un’altra importante iniziativa, quella assunta nell’anno 2001 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quando fu approvato il Programma mondiale per il dialogo tra le civiltÓ.

Si trattava allora della felice conclusione di un’iniziativa lanciata nel 1998 dal Presidente iraniano Khatami. L’idea era stata accolta dall’opinione pubblica mondiale con grande interesse e come segnale della volontÓ di un grande paese islamico di trovare un terreno pi¨ esteso per scambi fruttuosi e pacifici con tutti i paesi del mondo, in primis con l’Occidente. Qualcuno aveva visto nell’iniziativa anche una sorta di risposta alle tesi molto discusse e discutibili illustrate nel libro di Huntington sullo scontro tra civiltÓ, pubblicato due anni prima negli Stati Uniti.

La risoluzione ONU del 21 novembre 2001, approvata poco pi¨ di due mesi dopo gli atti terroristici negli Stati Uniti, delineava il dialogo tra le civiltÓ come un processo fondato “sull’apertura e animato da un comune desiderio di apprendere, di scoprire e di studiare ipotesi, di porre in risalto le interpretazioni comuni ed i valori fondamentali e di far incontrare tra loro prospettive diverse”.

Gli obiettivi del dialogo a cui fare riferimento sono quelli di rafforzare la comprensione ed il rispetto reciproci attraverso l’interazione tra le civiltÓ; di arricchirsi reciprocamente del patrimonio di saggezza di tutte le civiltÓ, di promuovere e proteggere le libertÓ ed i diritti fondamentali e di rafforzare la nozione di diritti dell’uomo, di promuovere una migliore comprensione delle regole morali e dei valori universali. Noi oggi qui a Strasburgo assumiamo un nuovo impegno in questo senso, e lo assumiamo con piena coscienza di quanto sia a rischio la trama stessa del tessuto sociale di cui facciamo parte. E’ un impegno che per˛ corre parallelo a quello di combattere il terrorismo, nel momento in cui la Storia conferma di essersi rimessa rapidamente “in moto”. Nell’est europeo e quindi in Africa ed in Asia, la Storia e’ ripresa, con la sua zavorra di barbarie che ogni volta presenta variabili nuove, inaudite e intollerabili, sembrando voler dare sostanza alla predizione di Nietzsche circa le guerre del futuro come “guerre di visione del mondo e di idee”, combattute con mezzi nuovi e proditori.

L’11 settembre ci ha obbligato a prendere definitivamente atto di tale dinamica, nuova e terribile. Quanto avvenuto costituisce una svolta storica che ha messo a nudo una situazione culturale e sociale nel mondo, con aspetti a volte crudeli, alimentati da errori commessi da tutti, anche dai paesi occidentali e tra questi, dai Paesi europei.

Signor Presidente,

Siamo convinti che un utile contributo allo sviluppo del dialogo interculturale e interreligioso vada cercata non solo dai singoli Paesi ma anche – e soprattutto – nel seno del Consiglio d’Europa, che rappresenta la grande Europa, con tutti i suoi valori.
Appoggiamo quindi il progetto di dichiarazione come proposta di cooperazione interministeriale e dunque intergovernativa per costruire, a partire sia da esempi concreti di politiche, programmi e azioni di dialogo interculturale, sia da riflessioni dei maggiori esperti in materia provenienti da Paesi diversi, un corpus di linee guida, modello di “governance” interculturale europea.

Per quanto riguarda l’Italia, l’Europa e gli altri Paesi vicini, il dialogo tra le culture deve avere come prioritÓ quella di fare del Mare Mediterraneo il mare della Pace, il terreno dell’incontro tra le grandi religioni monoteistiche e anche di chi non ne pratica alcuna.
Il Mediterraneo non pu˛ essere il mare della paura e del sospetto, della barriera contro l’Islam, ma il mare del dialogo tra le persone e le culture, poichÚ quando la paura si sostituisce alla politica spesso genera il conflitto.

L’Italia, paese di antica, varia e ricca tradizione culturale, potrÓ, anche nella sua veste di vice presidente del Comitato Direttore per la Cultura, fornire a tale processo un contributo rilevante.

Questo non vuol dire abbandonare la fermezza necessaria per combattere un nemico – quale Ŕ il terrorismo – che Ŕ invisibile e ignora ogni norma morale e di diritto internazionale.
NÚ vuol dire lasciarsi andare ad una tentazione pacifista senza ponderazioni, quasi fosse una sorta di spiritualismo dei diritti dell’uomo.

Vuol dire invece contrastare l’azione distruttiva del terrorismo con i mezzi di una societÓ evoluta, che persegue la giustizia e non la vendetta.

Noi oggi qui a Strasburgo sosteniamo ogni proposta concreta di cooperazione tra quanti hanno a cuore il dialogo tra persone diverse, appartenenti a culture diverse ma in contatto stretto tra di loro.
Ritengo quindi particolarmente importante dare tutto il nostro appoggio alle proposte operative individuate dal Segretariato, incentrate sulle raccomandazioni che saranno sottoposte all’esame dei Ministri ad Opatjia e quindi al Comitato Direttore per la Cultura.
Non escludiamo certo che si raccolga un corpus di raccomandazioni/linee guida, modello di ź governance ╗ interculturale europea .

In conclusione, crediamo che anche qui a Strasburgo si “costruisca” una porzione di Storia contemporanea. Sta a noi far sý che di questa Storia che noi costruiremo, le future generazioni possano esserci grate.

Grazie signor Presidente